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L’effetto Cassandra

Cassandra

Profetessa


Stavo leggendo in questi giorni un interessante contributo sulla natura umana[1] che mi avvertiva dell’effetto “Cassandra” (guarda un po’ la coincidenza): quanto più diventiamo consapevoli di una crisi tanto più rimuoviamo il problema.

Il che mi sollecita, da buona Cassandra, una considerazione: sarà forse che ormai il sistema integrato zerosei è così in crisi che, pur succedendo diverse cose, in realtà di questo sistema non se ne parla più? O se non altro se ne parla poco per quanto invece succede?

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Ricordiamo qualche fatto. Intanto, da alcuni mesi sappiamo che è al lavoro una commissione per una possibile revisione delle indicazioni nazionali e delle linee guida della scuola. Ora, seppur vero che interessa il primo e secondo ciclo di istruzione, possiamo almeno supporre che se tali linee venissero a disegnare un sistema non dico opposto e diverso, ma almeno un poco differente, questo riguardi in generale il processo educativo nel suo complesso, a partire anche dallo 0 3? Si sussurra, tanto per dire, che l’intento sia di semplificare e rendere più lineare il processo, ma se fosse così non si rischierebbe di perdere quel tema della complessità e della interazione che sempre più riguarda anche chi alla scuola non è ancora arrivato? Ricordo che già anni fa Francesco De Bartolomeis invitava a rivedere, se del caso, partendo da ciò che il sistema educativo, e non solo dell’istruzione, poteva insegnare.

Poi, nella quasi totale indifferenza, si è avviato il percorso di revisione del Rav prima infanzia, cioè per farla breve il sistema di autovalutazione che le scuole del 3-6 adotteranno in futuro. E qui starebbe la novità: si parla di un Rav integrato con gli ordini superiori della scuola, così forse contribuendo a marginalizzare il ruolo educativo (cosa, peraltro, ancora molto da conquistare) a favore di un sistema più attento ad apprendimenti specifici. E dunque contribuendo ancor più ad allontanare il sistema 3-6 da quel contesto educativo integrato di cui tanto si parla.

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E intanto è nato l’albo delle professioni educative. Non entro per brevità su ciò che l’albo istituisce, perché spero che almeno chi lavora nel settore lo abbia letto, dato che riguarda direttamente la propria condizione lavorativa. Ma anche qui, l’albo mi pare divarichi ancor più quel contesto di integrazione tra saperi e professioni che il sistema zerosei nato con il Decreto Legislativo 65 indica come contesto essenziale. L’albo, infatti, mi sembra aprire diverse possibilità: se sono una professionista a cosa mi servono dei contratti collettivi di lavoro? Contratto direttamente la mia professionalità. Se sono iscritta a un albo che prevede per garantire la mia professionalità che io mi auto-formi annualmente, che senso ha che poi partecipi alla formazione decisa nei coordinamenti pedagogici territoriali? Se ho un albo che prevede determinate condizioni deontologiche, a queste indicazioni mi devo attenere e non certo a regole, obblighi o quant’altro che stanno dentro le norme pubbliche e anche privatistiche.

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Forse qualcuna o qualcuno sa che si sono sollevate voci nettamente contrarie e altre che invece hanno come al solito cercato di mediare sulla falsariga del noto ragionamento (sottospecie dell’effetto Cassandra): per adesso iscriviamoci, poi vedremo meglio cosa fare. Dimenticando che, se c’è una legge, questa la si applica e se questa legge non va bene non c’è che una soluzione: abrogarla. Invece, a partire proprio da quei partiti (diciamo anche meglio, da quel partito in particolare) che hanno voluto fortemente il sistema integrato nazionale non si è minimamente levata almeno una domanda: ma a che serve? Votando dunque la legge per poi accorgersi, sull’onda delle critiche espresse, che magari qualcosa non andava. E vale anche per i sindacati, che non capisco come facciano a difendere una situazione che potenzialmente porta fuori dalla rappresentanza l’intero mondo lavorativo dello 0 3.

E infine, vi siete accorte e accorti che quando si parla dello 0 3, anche a livello europeo, chi è presente è la Ministra Roccella e del Ministero dell’Istruzione si è persa traccia?

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Insomma, esistono tanti fatti che portano a credere che il sistema zerosei stia andando verso un baratro profondo, ritornando ad una dimensione in cui lo 0 3 serve come risposta ad una sola scelta: se la donna ha deciso di lavorare o di essere mamma. Snaturando il ruolo emancipativo della condizione femminile e quello educativo dovuto alle bambine e ai bambini.

L’ “effetto Cassandra” che all’inizio richiamavo, mi pare uno dei peggiori atteggiamenti che oggi si possano avere; ma almeno come voce di Cassandra continueremo a non demordere.

[1] Se interessa, anche perché parla di processi educativi: Vittorio Gallese, Ugo Morelli: Cosa significa essere umani? Raffaello Cortina Editore

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