Login
Registrati
[aps-social id="1"]

Una nuova intesa che rispetti pedagogia e bambini – settembre 1987

Loris Malaguzzi

Pedagogista


Pubblicato in “bambini”, settembre 1987, Edizioni Scolastiche Walk Over, Bergamo – pp. 3-4

1.

Nemmeno la sentenza del TAR del Lazio (a cui va un grazie, ma ancora più riconoscenza va espressa a chi ha promosso l’azione) e nemmeno l’ordinanza del Consiglio di Stato che ha deluso l’estremo ed inconsulto ricorso del nuovo Ministro della P.I. (i ministri cambiano, ma non ne sale la statura) che pretendeva di ricondurre la questione all’antico, ripristinando obbligatorietà decadute, riescono a togliermi quel non poco di pena e riluttanza che porto con me dai tempi dell’Intesa e dall’assistere, in impotenza, alla sua arrogante e fallimentare applicazione.

Applicazione che è diventata più prepotente e stolida tra i bambini, le famiglie, gli insegnanti della scuola materna. Se gli atti contano, e contano più dei principi, credo che finalmente ad onta degli ottimismi e delle ostentatissime dichiarazioni di soddisfazione e sufficienza della CEI, essi stiano penetrando nella coscienza pubblica.

Non so se questo basti per ricondurre i problemi a soluzioni più sagge, più serene, capaci di dare interpretazioni soddisfacenti e rispettose per tutte le parti, dallo Stato, alla Chiesa, alla Scuola, agli studenti, alle famiglie.

2.
Sulla questione (riassumendo la storia a pochi giorni dal dibattito della Commissione Senatoriale della P.I.) possono richiamarsi le latitanze disastrosamente colpevoli dei laici, le connivenze della D.C. e poi del P.S.I. al Governo, le attese del P.C.I., le furbizie corte ma immediatamente paganti della Falcucci e del cardinal Poletti, le battaglie anticipatrici ma isolate degli Indipendenti di Sinistra, la conversione recentissima del P.S.I. con Amato, le posizioni forti della Tavola Valdese e delle Comunità Evangeliche ed Ebraiche, le prese di posizione tardive ma finalmente esplicite della Cgil/Scuola, i tentativi generosi e lungimiranti dell’Azione Cattolica, l’irruenza integralista di C.L., il becerismo della Falcucci e le ambiguità trasformistiche del neo-ministro Galloni. Ma ciò che vorrei richiamare, perché è quello che brucia di più, è da una parte il gioco cinico e approfittatore perpetuato dalla Falcucci sul corpo già prostrato della scuola, dall’altra la incapacità della scuola come organismo di reagire (le omertà, i conformismi, gli “ubbidisco”, le soluzioni d’ufficio, le pressioni illiberali – salvo le debite eccezioni – dei Provveditori, dei Presidi, degli Ispettori, dei Direttori Didattici e poi, ma a distanza, di parte dei docenti, costituiscono un documento difficilmente controvertibile) e dall’altra la sconfitta, l’ultima di una serie già lunga, della pedagogia o di quella che ama chiamarsi “scienza dell’educazione” con il corteo delle altre scienze umane.

Solo la pedagogia infantile, ma solo quella che vive sulle pagine delle riviste laiche e cattoliche, ha fatto sforzi encomiabili e diversi per denunciare i problemi e ricondurre alla logica le illogicità dell’Intesa: non gli altri settori della pedagogia, non le Università, (ad eccezione di quella di Bologna) e nemmeno gli intellettuali.

3.
Il TAR del Lazio ha rimesso in movimento un po’ tutto. Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso del Ministro che contrabbandava come certezza di diritto, la richiesta che l’insegnamento religioso cattolico venisse riconosciuto obbligatorio (di qui finalmente l’intervento dell’on. Amato) perché obbligatorio diventasse la frequenza dell’ora alternativa.

Sostanzialmente un “ciao” alla facoltatività.

La facoltatività (e non l’opzionalità) è stata ribadita nell’ordinanza del Consiglio di Stato ma accresciuta di una definizione più estesa che porta dentro paradossi ed impraticabilità: l’aggiunta di un’ora di niente per quegli studenti che non scegliessero né l’insegnamento cattolico né l’ora alternativa.

Il paradosso gioca obiettivamente a moltiplicare le difficoltà di ogni scelta che non sia quella dell’insegnamento cattolico. Una sorta di sequestro che ancora paradossalmente garantirebbe un tempo eguale di permanenza nell’edificio scolastico: e che sequestra la logica elementare, quella metafisica e schiaffa via pedagogia, psicologia, cultura.

Ve la immaginate questa ora di niente anche per i bambini della materna e della elementare?

La follia si accampa come pura costruttività.

 

4.

Galloni promette di spiegare, tra cinque giorni, come intende praticare l’applicazione dell’ordinanza ai componenti della Commissione Istruzione del Senato.

Non si sa a quali santi chiederà aiuto.

Intanto la necessità di andare ad una modifica dell’Intesa sta crescendo da più parti, comprese le forze laiche della maggioranza di governo.

C’è fronda e polemica in seno alla stessa D.C.

L a C.E.I pare non più rigettare un incontro di chiarificazione e approfondimento.

Covatta e la GCIL/Scuola chiedono di riesaminare l’inclusione della materna. La C.E.I non ci sente. L’U.C.I.I.M. che organizza insegnanti cattolici riconosce esplicitamente che non sono tollerabili le discriminazioni fin qui imposte agli studenti laici.

Un riconoscimento importante che indirettamente ammette le coercizioni fin qui subite o praticate dalla scuola. E un invito indiretto a ragionare sulle straordinarie avventure che fin qui l’applicazione dell’Intesa ha creato nelle istituzioni cui è affidato il compito di promuovere modelli di convivenza, di conoscenza e di cultura laica e religiosa.

5.
Di fronte all’insegnamento della religione cattolica nella scuola materna è certo – e oggi dopo avere parecchie e svariate informazioni su quanto accade ho superato perfino il livello della certezza – che la pagina è la più brutta di quelle scritte dall’Intesa. Nessuno può impedirmi di sentirla come un’umiliazione di ciò che sono. Come uomo, cittadino, padre e nonno e pedagogista. In verità le politiche dell’Intesa (e quelle esterne che le hanno volute o tollerate) mi hanno brutalmente sottratto teorie, esperienze, fiducia di un progettare all’altezza dei bambini. Può essere un ritratto autobiografico, ma non credo perché nei molti dibattiti pubblici e nei numerosissimi scritti, ho sentito che al di là delle diversità interpretative, le convergenze sugli aspetti negativi e critici venivano puntualmente anche da molti amici e colleghi di fede cattolica.

La cultura cattolica – non la catechesi – nella quale anch’io mi sono formato può essere un grande e privilegiato respiro solo se vive autenticamente negli atti con la forza, la tradizione, l’umiltà, il rispetto che le si addicono. Ogni possessività si trasforma in autismo culturale e religioso e in ostentazione ingiustificata. E di ciò non ha bisogno nessuno. Tanto meno i bambini.

Quello che si chiede, fuori da ogni altra illazione, è l’identificazione di cultura religiosa, cattolica o no, con la cultura. Ma allora la cultura, e oggi sappiamo quanto ce ne sia di bisogno, sa quali sono le forme di umanità e di promozione che deve assumere. Anche e soprattutto quanto si riferisce ai bambini.

Lascia un commento