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Un buon anno educativo e una proposta perché lo sia

Cassandra

Profetessa


Buon inizio dell’anno educativo

Iniziamo un nuovo percorso sperando che il covid lasci in pace i servizi (d’altronde è stato declassato e soprattutto non sappiamo bene quanti siano attualmente i colpiti), che i nidi previsti dal PNRR si facciano proprio tutti (sempre che le risorse siano stanziate per questo fine senza distoglierle da altre parti), che le educatrici, gli educatori, le e gli insegnanti siano finalmente nel numero necessario a garantire la qualità che i servizi richiedono.

E speriamo che si inizi seriamente a ri-valutare l’importanza educativa e sociale di questo lavoro che è anche molte volte impegno e scelta personale, che accanto ai giusti riconoscimenti economici si accompagni una valorizzazione da parte non solo di chi frequenta i servizi, ma anche di chi nei servizi è occupato o pensa dove occuparsi, perché questa prossimità sociale e relazionale non si disperda.

Speriamo che i coordinamenti pedagogici territoriali si attivino tutti e che si faccia una formazione zerosei forte, seria e costante, in modo che l’integrazione tra i servizi inizi ad essere sperimentata nel concreto, uscendo dalle secche di richiami e di auspici, che finché verbali ormai ben poco producono.

E speriamo che si incominci seriamente a capire che le diseguaglianze, le fragilità, la stessa dispersione scolastica si iniziano a combattere da subito, anche a partire dai servizi integrati zerosei e non con ricette che fanno della repressione l’unica soluzione al problema. Permettetemi una battuta: come si fa a pensare ad una pena detentiva di uno o due anni per quei genitori di minori non frequentanti la scuola dell’obbligo, senza per caso chiedersi se quei genitori non sono già in galera? o dove possano andare quei giovani qualora i genitori siano stati arrestati: in scuole che non ci sono o che appena possibile vengono quotidianamente chiuse per stare distanti da un deserto purtroppo tremendo?

Speriamo che le risorse necessarie per sostenere le spese di gestione aumentino sollevando i Comuni e le famiglie dalla fatica di dover decidere se e come investire i tanti e forse nella maggior parte dei casi i pochi soldi a disposizione per far quadrare i bilanci, pubblici o familiari che siano. Che tutti concorrano per le proprie responsabilità e competenze, come ad esempio la Regione Emilia Romagna che da quest’anno rende gratuita la frequenza nei nidi d’infanzia di montagna e delle aree interne o la Regione Toscana in cui 12114 bambine e bambini frequenteranno gratuitamente 780 nidi d’infanzia.

E ancora speriamo che nascano tante bambine e tanti bambini (e che magari chi arriva faccia parte di queste tante e tanti) perché abbiamo bisogno di non invecchiare come società. Abbiamo bisogno di tanto vociare giovane per guardare al futuro con senso e speranza.

E allora per garantire un minimo di fiducia nel futuro per i nostri giovani che potrebbero essere anche genitori sono certamente necessarie garanzie sul piano dell’occupazione, dei salari, dei servizi. Ma sono anche tanto importanti politiche di sostegno alla genitorialità e luoghi extra familiari in cui i propri figli possono crescere bene e sviluppare le proprie capacità indipendentemente dalle condizioni di nascita, famigliari, di cittadinanza, di etnia. Sono quindi necessari quei servizi, tanti, articolati e di qualità che possono dare un senso al futuro, delle bambine, dei bambini e dei genitori.

E quindi diventa necessario che al di là dei proclami, dei buoni intendimenti, delle ottime riflessioni, si avanzino proposte concrete che siano capaci di coniugare, non dico tutti ma almeno in parte, i buoni propositi che ho finora richiamato.

Proposta secca: avete mai riflettuto sul fatto che parliamo tanto dell’importanza dei servizi 03 anni, tanto che siamo tutti ormai convinti (pedagogisti, sociologhi, antropologi, psicologi, scienziati soprattutto neuroscienziati, economisti, addirittura gli economisti che non so tanto perché – o meglio, forse lo so – sono tra i più ascoltati nel delineare le politiche per l’infanzia) che i primi mille giorni sono fondamentali per la crescita futura della nostra nuova generazione… e poi? I servizi 03 anni sono in Italia servizi a domanda individuale: cioè sono servizi che nascono dalla domanda dei singoli genitori, che se ci sono i soldi si organizzano, che se non ci sono non si fanno, che se le domande sono troppe facciamo le liste di attesa, e via di questo passo.

Siamo uno Stato che dice attraverso anche i suoi documenti ufficiali (vedi un po’ le linee pedagogiche 06 e gli orientamenti 03) quanto questa sia una dimensione fondamentale per lo stesso sviluppo della comunità nazionale e però poi diciamo: ce lo devi chiedere un posto al nido, ce lo devi pagare, ma anche se fai questo non è detto che lo organizzo.

Allora, dobbiamo spostare i servizi 03 anni da servizi a domanda individuale a servizi pubblici essenziali, in sostanza a servizi che se richiesti lo Stato, attraverso in questo caso i Comuni, deve erogare. Deve proprio, non può tirarsi indietro. E allora trova le risorse, organizza l’offerta, programma e progetta con chi già sui territori c’è (a partire una volta per tutte da chi nei servizi opera e dai genitori) i migliori servizi possibili.

Se come dice una legge ormai di qualche anno fa i servizi essenziali sono quelli resi da soggetti pubblici e privati nell’interesse di tutti e destinati all’intera collettività, e tra questi per esempio il trasporto, la fornitura di energia, le infrastrutture, gli uffici pubblici, le telecomunicazioni, oggi è ora di dire che questi servizi, così descritti negli anni novanta del secolo scorso, devono essere aggiornati. E se nel tempo abbiamo individuato altri servizi che appaiono come già detto fondamentali è ora che chi ci governa, i partiti che non ci governano, le associazioni che in questo campo operano, i lavoratori e i sindacati che li dovrebbero rappresentare, gli stessi genitori pretendano una diversa posizione dei servizi 0 3 anni (e conseguentemente zerosei) nella dislocazione strategica dell’offerta pubblica.

Può essere questa una speranza per il nuovo anno educativo? Possiamo pensare che qualcuno – questa stessa rivista, qualche organizzazione impegnata nel settore, qualche partito – voglia aprire un fronte almeno di confronto e di approfondimento su questo tema? Non dico da subito una mobilitazione tipo raccolta firme, appelli, proclami, carte e tant’altro, ma almeno l’avvio di un possibile percorso di convincimento?

Chi lo sa? Cassandra attende qualche piccola reazione e in attesa ringrazia chi anche quest’anno darà il massimo impegno per garantire a tutte e tutti il miglior percorso possibile.

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