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I padri nei servizi per l’infanzia. Prossemica, gesti e modelli d’interazione.

Silvia Cescato ci presenta la sintesi di una ricerca svolta in un Nido d’infanzia; lo studio intende individuare ed approfondire le azioni e le rappresentazioni degli educatori / educatrici e dei padri relative alla presenza dei padri stessi nei servizi educativi. I momenti privilegiati per l’osservazione sono le fasi di transizione (accoglienza e uscita), per il riconoscimento delle modalità di interazione, la rivalutazione e valorizzazione dei diversi stili interattivi e dei modelli relazionali impliciti.

Voci da un viaggio senza valigie. Dalla prima comunicazione di disabilità verso una nuova progettualità di vita

di Carlo Riva e Elisa Rossoni

Seguiamo gli autori nel percorso della mostra “Maternage”, ci accompagneranno in un viaggio evocativo, denso di suggestioni, a tratti doloroso verso “Uno sguardo che riconosce la disabilità come vita possibile, esistenza, condizione. Non più con gli occhi del pietismo e della malattia ma della vita piena e dell’inclusione”.

Spazi di… riflessività

Rosanna Restaino

Lo spazio, al Nido e alla Scuola dell’infanzia, non è un contenitore entro il quale avvengono i processi educativi bensì è esso stesso un contenuto, come tale interpella l’adulto ad un ripensamento e ad una riprogettazione che deve essere frutto di una cultura pedagogica condivisa.


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A case for using indigenous children’s literature for emotion socialization in schools

Un caso di utilizzo di letteratura per l’infanzia per la socializzazione emotiva nelle scuole

 

Barbara McNeil, Faculty of Education, University of Regina, Canada.
Basato sulle teorie dello sviluppo, questo articolo sostiene che la scuola è un luogo significativo per l’acquisizione della cultura e per il processo di socializzazione emotiva, e, attraverso i libri, in particolare i libri di favole, i bambini sono facilitati nell’apprendimento, nell’identificazione delle emozioni e nella conoscenza del funzionamento del loro contesto relazionale. L’autrice parte dalla prospettiva che insegnare e imparare circa le emozioni non è mai un processo neutro; esse infatti possono essere descritte come un costrutto complesso, dialettico e influenzabile dalla storia, dalle relazioni di potere e da altri fattori come la razza, la classe, il genere, e il linguaggio. Come mezzo per contrastare la svalutazione sociale, l’esclusione e la marginalizzazione, questo articolo propone un caso nel quale sono stati utilizzati testi per bambini che descrivono la cultura e i contesti familiari di un gruppo indigeno come i Métis del Canada. Questo mostra come è culturalmente rilevante e utile per lo sviluppo utilizzare libri di favole che siano ricchi di temi legati alle emozioni e un vocabolario che da utilizzare nelle scuole per insegnare le differenze culturali nel processo di socializzazione emotiva.

La cultura, fattore imprescindibile per la socializzazione emotiva nel contesto scolastico

Lisanna Gessi
I processi di socializzazione emotiva che interessano il bambino sono mediati da interazioni e da contenuti osservati attraverso le lenti culturali proprie del singolo, della famiglia e della cultura d’appartenenza. Questi processi non si esauriscono nel contesto famigliare, trovano nella scuola un luogo elettivo nel quale realizzarsi; la fiaba costituisce uno strumento ricco di potenzialità perché gli allievi instaurino uno scambio di emozioni, conoscenze e credenze.