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Diritto di respirare: diritto di transitare?

Paola Gandolfi, di fronte a questa crisi che non è solo sanitaria, invita a rimettere in discussione il sistema di idee relative all’apprendimento, all’insegnamento e alla relazione tra le persone: “In un sistema educativo e scolastico dove (…) abbiamo appreso a riprodurre docilmente il dato e il noto, abbiamo educato i corpi e le menti ad essere docili, nei momenti di crisi e di difficoltà ci si ripropone dinnanzi l’essenziale: imparare a vivere non è riprodurre il già noto, il già dato, ma esplorare il non noto”.


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Riflessioni sospese e galleggianti

Di fronte ad un mondo che momentaneamente non possiamo abitare dobbiamo cercare di imparare cosa questa condizione ci offre oltre a quello che ci sta togliendo. Ancora una volta la vera chance per la scuola, a distanza o in presenza, non può che rimanere, credo, “costruire saperi” attorno alle cose che capitano, vivendo», con questa e altre suggestioni Nadia Ferrari ci accompagna a riflettere sul nostro modo di vedere la scuola e il mondo.


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Tracce di Annunciazione

Luigina Marone e Raffaella Dellera riferiscono alcune narrazioni dell’«annuncio», di quel momento speciale nel quale i genitori partecipano alle persone loro vicine la gioia di una nuova vita che arriva…


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La democrazia dei bambini

Herdis Toft

Nel gioco bambine e bambini applicano in maniera diretta e pratica i principi della democrazia. In Danimarca si sviluppa un ricco spazio di discussione su «come» bambine e bambini possono diventare protagonisti attivi della propria infanzia.


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Io dico di no

Nello scritto Silvia Majoral ragiona della perdita del senso delle priorità che l’attuale drammatica situazione sta facendo emergere in numerose persone e della sensazione di smarrimento di chi si ritrova ad essere “una voce fuori dal coro”.

L’istruzione a distanza deve rimanere collettiva

Intervista a Philippe Meirieu a cura di Valérie Mazerolle

Di fronte al rischio di aumentare le disparità educative in un contesto di istruzione a distanza, Philippe Meirieu, professore emerito di scienze dell’educazione all’Università Lumière-Lyon II, insiste sulla necessità di riuscire a “costruire un terreno comune” .


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Donne, gesti, educazione

“Chi sono oggi le donne, le madri e di cosa parliamo quando evochiamo ruoli o codici materni?”, Luigina Marone prova a raccontarcele attraverso le loro narrazioni scaturite nel corso di una ricerca svolta con il gruppo culturale Amazzone o Penelope di Milano.

Arte contemporanea e integrazione, esperienza biennale nelle scuole di Bra

Cristina Testa

La scuola dell’infanzia di zona Montecatini sorge nel cuore del quartiere oltre ferrovia di Bra. Nel corso degli ultimi anni il quartiere si è popolato di numerose famiglie straniere e la scuola ha visto aumentare la presenza di alunni stranieri, mentre le famiglie italiane hanno iniziato a preferire scuole collocate in altre zone della città.

La scuola, con le sue insegnanti, ha sentito il bisogno di confrontarsi con una situazione sociale e professionale talvolta carica di difficoltà ma straordinariamente stimolante dal punto di vista pedagogico. Decisa ad assumere un atteggiamento positivo di fronte al cambiamento e di fare del multiculturalismo un punto di forza e di ricchezza, rendendo la scuola oltre ferrovia non più la scuola degli stranieri ma la scuola dove si parlano tante lingue, dove si sperimenta e dove si cerca l’incontro tra culture diverse.

L’arte e il suo linguaggio universale e internazionale, capace di superare qualsiasi differenza di lingua e di cultura è stata il filo conduttore di tutto il percorso permettendo così ai bambini di esprimere non solo la loro creatività ma dando un’opportunità in più di esprimersi, di acquisire competenze, comunicare, di cogliere nelle diverse culture gli elementi più fecondi per costruire un progetto comune.

Ciao Irene

Dedichiamo il primo numero della rivista 2019 al ricordo di una grande amica che ha sostenuto per tutta la vita battaglie impegnate per la democrazia e l’educazione. Ha partecipato da vicino alla storia dei servizi educativi per l’infanzia nella sua terra, la Catalogna di cui era orgogliosa e di cui