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Dopo le bolle
oltre le bolle

Ferruccio Cremaschi

Si tratta di riprendere a “essere” scuola e di ritrovare nella normalità elementi di qualità

Si sta intensificando la riflessione su che cosa è successo nelle scuole e nella pratica educativa in questi mesi di emergenza. Superato lo stress del dover dare risposte a una situazione mai sperimentata, emergono alcune piste che possono portare a definire alcuni punti fermi per la ripresa.

Il valore educativo a fondamento dei Servizi educativi rimessi al centro dell’attenzione e del dibattito pedagogico e politico

Aldo Garbarini

La situazione d’emergenza di questi mesi ha portato a prevalere le esigenze di conciliazione e di sostegno alla famiglia che, senz’altro importanti, in realtà offuscano quel valore educativo dei percorsi e dei servizi che dovrebbero – oggi- essere il fondamento principale di un nuovo sistema.

Nidi e scuole dell’infanzia
Come ripartire

Accoglienza di bambini e famiglie Siamo vicini, tra tante contraddizioni, paure, difficoltà, attese, alla prossima riapertura di nidi e scuole dell’infanzia. Cosa ci aspetta? Come affrontare la nuova situazione nelle scuole e nei nidi dopo questo lungo periodo di lockdown? Sta per iniziare un anno con molte incertezze e non

Educazione è politica

Ferruccio Cremaschi

“La pedagogia è sempre una questione politica indipendentemente da quanto ne siamo consapevoli … Significa chiaramente affrontare scelte politiche.”

(Loris Malaguzzi)

Tra laurea, tirocinio e telecamere

Ferruccio Cremaschi

Laurea vincitutto

Laurea, concorso, cattedra. In un fiato. “Avremo docenti under trenta”, assicura il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti. Lo aveva annunciato il 12 settembre scorso al videoforum di Repubblica Tv, ora è tutto in legge di Bilancio>.
Il Miur a trazione leghista cancella i percorsi di abilitazione post-laurea, quelli che da Luigi Berlinguer fino alla legge 107 passando per Mariastella Gelmini erano diventati necessari per “imparare a insegnare”. Vent’anni di arruolamento specializzato. Niente: “Basta brevetti infiniti – dice il ministro – c’è bisogno di docenti giovani che diano forza alla scuola italiana, laureati subito in ruolo. Serve semplificazione e un ordine”.

Cari insegnanti, ripensiamo il nostro ruolo per costruire il dialogo

Cari insegnanti, ripensiamo il nostro ruolo per costruire il dialogo

Lettera aperta di Franco Lorenzoni, maestro elementare, per una scuola che contribuisca alla costruzione di una società aperta
di FRANCO LORENZONI

Care colleghe e colleghi insegnanti,
come tanti, mi domando in questi mesi cosa sia possibile fare per arginare la crescente intolleranza verso chi emigra nel nostro Paese. Il clima sociale sta mutando a una velocità impressionante. La mentalità intollerante e razzista sta crescendo intorno a noi: è un dato di fatto. Come educatore, non posso accettare che una ragazza di Milano che ha il padre africano confessi a sua madre di aver paura a uscire di casa. Credo che, per contrastare il veleno del razzismo, noi insegnanti siamo chiamati a ripensare il nostro ruolo. Abbiamo responsabilità ineludibili riguardo alla difficile costruzione di una società aperta.

Garantire i diritti

In una società “liquida” come sta diventando l’Italia, non basta affermare i diritti (in questo caso di tutti i bambini a frequentare la scuola senza rinunciare avere una scuola di alta qualità).

Situazioni critiche si presentano continuamente e richiedono una riflessione attenta per dare risposte adeguate alle specifiche realtà. Non esiste un’unica soluzione, non sono i bambini che debbono adattarsi alle strutture, ma va rimessa in discussione questa organizzazione se non risponde ai “diritti” di bambini e bambine concreti e reali.

Oggi alla ribalte delle cronaca è la situazione di Monfalcone (che documentiamo con un articolo del Corriere della sera, la lettera del garante e una lettera del movimento nato in risposta al’iniziativa dell’Amministrazione locale), ma molte sono le città già investite dal problema o che saranno coinvolte nel prossimo futuro.