Login
Registrati
[aps-social id="1"]

Se i bambini disturbano – gennaio 1992

Loris Malaguzzi

Pedagogista


Pubblicato in “bambini”, gennaio 1992, Elemond, Milano – pp. 6-7

Richiamare le pagine di Alice Miller sulle pedagogie nere – quelle che mascherano o nascondono con implacabili fantasie gli abusi di potere che gli adulti compiono sui bambini – è molto di più di un semplice ricorso letterario per ricordare qui la connessione di due fatti che attestano una crescita inventiva delle forme di intolleranza con cui la società di casa nostra si rapporta all’infanzia e ai ragazzi. Il primo è l’invenzione di box di plexiglass installati in una nuovissima chiesa di Roma dove segregare i bambini che fanno rumore e turbano il raccoglimento dei fedeli che assistono alla messa. Una sperimentazione da cui attingere risultati da trasferire e moltiplicare. In verità insieme ai bambini sono segregati i genitori: un campione di umanità che non ha ancora appreso la liturgia della devozione silenziosa e, perciò, una immaturità e un’inadempienza da allontanare.

Scrive Barbiellini Amidei, autore di una forte denuncia: “Nelle cabine trasparenti che fanno pensare a gabbie per canarini, i bambini rinchiusi, con accompagnamento dei genitori possono anche cantare in coro. Ma nessuno li sente. Come nessuno li sente se piagnucolano, parlano, fanno rumore. Insomma, non possono più disturbare… Ma i loro box restano impressionanti, involontarie metafore delle difficoltà tutte moderne di vivere insieme coi bambini. Un obbrobrio che offende l’occhio e il cuore”.

Un fatto sconcertante, difficile a credersi, doloroso, se cerchi di afferrare le sue possibili indifferenze motivazionali. Che, non ho dubbi, non troverà margini di crescita e sarà definitivamente rimosso. Ma che resta a dirci a quale genere di creatività possa fare ricorso il mondo adulto se smarrisce quel sentimento dell’infanzia (ingenuamente dato per scoperto e adempiuto) che apre sempre le porte gioiose di un’accoglienza e di una speranza senza tempi, senza luoghi, senza diversità.

Questa storia di bambini e ragazzi disturbanti e reclusi in fondo alle navate della chiesa romana ha sollevato strane e significative reazioni su alcuni quotidiani del nord. Anche qui si scopre che i ragazzi parlano, hanno allegrie, vociano, e disturbano – anche quando sono accompagnati dagli insegnanti – la gente che frequenta i musei. Il provvedimento richiesto è punitivo: sia interdetto ai ragazzi l’ingresso nei musei. “Semmai, qualcuno consiglierà agli insegnanti, invece che ai musei si portino i ragazzi in visita agli ospedali. Lì, la repressione del vociare e dell’allegria sarebbe automatica”. Gente che sa, gente di studio, istituzioni insospettabili, sono i protagonisti di abusi a Roma e a Torino. Un universo sofisticato, probabilmente meno piccolo di quanto si pensi e comunque, certamente, un campione designativo e legittimato di grettezze e sadismi che i bambini e i ragazzi per fortuna non conoscono.

Che queste cronache appartengano ai giorni di dicembre e di Natale con le icone terribili di Mogadiscio e Sarajevo è cosa che aggiunge supplementi per una più completa conoscenza di un paese, il nostro, educato ad una grossa cultura creativa ed enciclopedica degli abusi. Anche contro i bambini. Parola di Alice Miller.

Lascia un commento