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Una partenza forte

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1969: i primi asili nido comunali in Emilia-Romagna

A cura di Lorenzo Campioni e Franca Marchesi

Nel 1969, due anni prima della legge 6 dicembre 1971, n. 1044, che istituisce gli asili nido, decollano i primi asili nido comunali in Italia ad opera di alcune Amministrazioni dell’Emilia-Romagna. Nell’auspicio che siano messe in campo iniziative (convegni, seminari, articoli, pubblicazioni…) per ricordare l’importanza di quella scelta da parte di Amministratori coraggiosi, avveduti e sostenuti dalle loro Comunità, con la nostra ricerca vogliamo iscriverci nel novero di questi avvenimenti, dando solidità documentativa alla narrazione dell’avvio di questi servizi, ora educativi.

 

 

 

ISBN: 978-88-99338-76-3

Numero di pagine: 232

Allegati:

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Descrizione

1969: i primi asili nido comunali in Emilia-Romagna

 

Nel 1969, due anni prima della legge 6 dicembre 1971, n. 1044, che istituisce gli asili nido, decollano i primi asili nido comunali in Italia ad opera di alcune Amministrazioni dell’Emilia-Romagna. Nell’auspicio che siano messe in campo iniziative (convegni, seminari, articoli, pubblicazioni…) per ricordare l’importanza di quella scelta da parte di Amministratori coraggiosi, avveduti e sostenuti dalle loro Comunità, con la nostra ricerca vogliamo iscriverci nel novero di questi avvenimenti, dando solidità documentativa alla narrazione dell’avvio di questi servizi, ora educativi.

Amministratori, personale dei primi nidi, architetti, ingegneri … si sono dovuti inventare tutto: dalla tipologia edilizia, dagli arredi … alla pratiche di cura non solo igienico-sanitarie, alle prime pratiche educative, alla collaborazione con le famiglie, con l’associazionismo locale e le rappresentanze politiche. Tratto comune a tutte queste esperienze era prendere le distanze dall’Onmi, dal modello assistenziale allora vigente. L’ingresso della donna nel mondo del lavoro richiedeva servizi rivolti alle situazioni normali di vita e non solo a dare risposta a disfunzionalità familiari, a precarie condizioni sociali, a mamme sole …

Diversamente dalla scuola dell’infanzia comunale, che aveva una lunga storia pedagogica alle spalle, i primi asili nido comunali sono frutto di creatività radicale. Il loro decollo si spiega grazie all’investimento ideale, non solo finanziario, di amministratori sensibili ai nuovi bisogni, alla mobilitazione di tante sigle associative e all’interesse delle comunità locali. Le forti pressioni, a livello anche nazionale, delle organizzazioni sindacali (CGIL, CISL, UIL) e dei movimenti femminili (UDI, CIF) sul Centro hanno ‘costretto’ il legislatore a procedere all’istituzione degli asili nido comunali.

L’intento della presente pubblicazione – opera collettiva di professionisti che si sono interessati di infanzia in diversi ruoli educativi – è di restituire alle nuove generazioni di educatrici/insegnanti, dirigenti, tecnici e amministratori tracce di quel periodo istituente, fortemente interessato alla creazione di una società più equa, iniziando dai bisogni delle famiglie e dall’attuazione dei diritti dell’infanzia, in particolare quello alla cura e all’educazione.

I primi nidi comunali ci riconsegnano una visione alta di un’operazione comunitaria partita dal basso, di un rinnovamento nel settore dell’educazione infantile, che anticipa l’istituzione statale e, successivamente, gli indirizzi della Commissione europea e i rapporti dell’OCSE che individuano nei servizi educativi e nelle scuole dell’infanzia di qualità, luoghi privilegiati per sviluppare al massimo le potenzialità di ogni bambino, per collaborare a ridurre la povertà e a prevenire gli abbandoni scolastici.

I nidi in questi cinquant’anni si sono trasformati profondamente diventando servizi a prevalente valenza educativa. Ora, grazie all’attuazione del decreto legislativo 65/2017, ci auguriamo che possano continuare nell’innovazione e nella qualificazione della loro offerta formativa per il benessere di ogni bambino e degli adulti coinvolti, a vario titolo, nella cura e nell’educazione delle nuove generazioni.

Recensioni

  1. CMC Creminski

    Franca Mazzoli

    Effeta, n.2 dicembre 2020

    Un libro per capire meglio il radicamento dei servizi educativi in una regione, l’Emilia-Romagna, partendo dalle prime sperimentazioni autonome e pionieristiche realizzate nel 1969 in alcuni comuni – Scandiano, Carpi, Bologna e Modena – prima della Legge 1044 del 1971.

    Il titolo vuole sottolineare l’importanza di poter disporre da subito, fin dalla nascita, di opportunità di sviluppo che consentono di costruire solide basi per l’apprendimento e il benessere.

    Questa convinzione emerge e si afferma più chiaramente grazie al cambiamento culturale che affianca la trasformazione dell’Italia del dopoguerra da paese agricolo a industrializzato, quando la presenza delle donne nel mercato del lavoro diventa più rilevante.

    Non a caso la storia dei servizi per l’infanzia vede in prima fila le associazioni femminili (Udi, Cif), impegnate fin dagli anni Cinquanta in manifestazioni di piazza che, oltre ad affermare il diritto delle donne al lavoro e alla libera scelta della maternità, chiedono servizi educativi di qualità per i bambini, mettendo sotto accusa i metodi custodialistici dei nidi dell’O.N.M.I.

    Riconoscendo a tutti i bambini il diritto a una crescita serena e socialmente protetta e superando un modello di cura che aveva creato marginalità sociale, i nuovi servizi vogliono provare a delineare un nuovo scenario di cura per l’infanzia.

    Le esperienze narrate, differenti perché legate ai differenti contesti in cui si sono sviluppate, ricreano con precisione e onestà intellettuale i primi passi di un servizio educativo innovativo ancora da immaginare, a partire da spazi, arredi e materiali e dalla formazione del personale.

    In assenza di riferimenti metodologici già sperimentati (“non è la pedagogia a dare origine ai nidi d’infanzia, bensì il lungo percorso dell’emancipazione femminile”) i primi nidi di Scandiano, Carpi, Bologna e Modena cominciano ad accogliere i bambini seguendo un modello aperto di educazione che si definisce strada facendo e che diventa oggetto di una riflessione teorica e politica sull’importanza dell’ambiente nei primi anni di vita dei bambini.

    Nel rileggere oggi le condizioni di partenza di queste prime esperienze pilota colpisce la forza e la determinazione con cui vennero avviate, nonostante le inevitabili opposizioni di chi sosteneva il vecchio modello assistenziale e le molte difficoltà operative legate alle condizioni di lavoro delle madri che inevitabilmente si riflettevano su quelle delle operatrici di nido. Le testimonianze raccolte evidenziano l’impegno personale e la forza degli amministratori locali e degli operatori che per primi cercarono di immaginare davvero il futuro attraverso le pratiche del presente.

    Il volume rappresenta il completamento di una trilogia curata da Lorenzo Campioni e Franca Marchesi che, anche grazie all’importante collaborazione di numerosissimi altri autori, testimoni e protagonisti, ha costruito una memoria organica e dettagliata della storia dei servizi 0/6 in Emilia-Romagna, consegnandola alle prossime generazioni che dovranno tutelare la crescita e l’educazione dei piccoli.

    È un regalo prezioso che mi auguro possa essere custodito e utilizzato con profitto da chi nei prossimi anni si occuperà del nuovo welfare per l’infanzia.

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