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Nella scuola di stato. Sbagliato e arrogante avvio della questione religiosa – febbraio 1986

Loris Malaguzzi

Pedagogista


Pubblicato in “bambini”, febbraio 1986, Edizioni Scolastiche Walk Over, Bergamo – pp. 6-7

Le campane delle chiese italiane, che si sappia, non hanno mai suonato per omelie domenicali dedicate ad una scuola pubblica che da decenni funziona secondo l’etica della vecchia freccia di Zenone di Elea e marcisce insieme a centinaia di migliaia di bambini, ragazzi, giovani e insegnanti. Ma suoneranno domani, 12 gennaio, per dedicare l’omelia all’insegnamento della religione cattolica nella scuola dello Stato italiano.

Tra quattro giorni la questione, emersa improvvisamente in seguito all’accordo Falcucci e Commissione Episcopale, sarà oggetto di un dibattito parlamentare che si preannuncia molto forte attorno a otto mozioni tutte critiche nei confronti del documento e delle gravi scorrettezze procedurali che l’hanno accompagnata. A Roma il cardinale Poletti ha avuto da scontrarsi duro con presidi e direttori didattici. Ancora a Roma il tema dell’intesa verrà impugnata di fronte al Tar su richiesta di associazioni professionali, della Federazione della Chiesa Evangelica e dell’Unione Israelitica.

Intanto la circolare Falcucci, con atto imperativo, nulla chiarendo circa le rilevanti questioni pratiche, giuridiche, morali sottese alla sua applicazione (tutte scaricate sull’organizzazione scolastica) e nulla chiarendo alle famiglie, agli studenti, impone loro e nel giro di poche ore la segnatura di una crocetta (come si trattasse di una schedina del Totocalcio) all’interrogativo se avvalersi o no dell’insegnamento religioso cattolico. L’atto adombra la qualità dell’immagine che il ministro ha del suo “imperio”, delle famiglie, degli studenti, degli stessi contenuti dell’accordo e la dice lunga sullo squallore del comportamento da parte di un ministro del governo della repubblica italiana che continua, godendo di eccessive immunità, a realizzare la sua politica personale: quella di privatizzare le decisioni socializzandone le responsabilità a fatti compiuti. Bastano questi segnali per intendere come purtroppo un’operazione di tanta importanza e valore, difficilissima anche nella sua applicazione ed esposta a controversie tutte prevedibili, condotta con tanta arroganza e insipienza, abbia di fatto già degradato con conseguenze che influiranno ulteriormente sul corpo esangue della scuola italiana, sui rapporti di cultura, più in generale, sulla convivenza del pensiero laico e cattolico e delle diverse confessionalità religiose. Gli evviva integralistici che vengono da certe sponde cattoliche non fanno la pari con i risentimenti, le preoccupazioni che arrivano dalle sponde più riflessive del mondo cattolico e dai docenti della scuola militante e coni giudizi negativi della cultura laica che attraversa tutte le formazioni politiche. Il giudizio dello – storico Giorgio Spini è esplicito e chiama in causa lo stesso episcopato: “… Non è uno spettacolo entusiasmante quello di un episcopato il quale, anziché sollecitare esso stesso un dibattito ampio e profondo, ha accettato di svicolare alla chetichella per vie procedurali che danno l’impressione di una manovra per mettere il Paese davanti al fatto compiuto.”

Il Preside del Liceo Plauto di Roma ha proposto al cardinale Poletti una riflessione: il rischio di una ripresa di contrasti religiosi nella nostra scuola tutte le volte che si tenterà di dare all’insegnamento una impostazione confessionale e apologetica. E quello che nessuno vuole tranne forse chi nell’ombra, e non solo, specula (il verbo ne dà il valore etico) su ogni atto per vulnerare ancora la scuola pubblica di Stato, non sufficientemente difesa, questo è vero, dalle forze politiche italiane al governo e all’opposizione. Mentre la vicenda religiosa fa la sua non onorevole corsa attorno a nodi di altissima importanza formativa e culturale, i cattolici popolari, sempre da Roma, lanciano l’alternativa di “una scuola pubblica finanziata dallo stato e gestita dai soggetti”. “Gettare soldi dentro una struttura scolastica come l’attuale non serve più!”: come a dire un’invettiva di morte di terribile arroganza.

Resta per una rivista come questa l’esigenza di affrontare le questioni di settore che più le competono come la soppressione degli Orientamenti del (69 e) del loro capitolo sull’educazione religiosa, i significati stravolgenti di un insegnamento prospettato come lezione e curricolo per bambini di 3, 4, 5, anni e addirittura perversi per le pratiche organizzative e discriminanti che essi suggeriscono. Fatto che ha convinto uomini di diversa concezione come Musatti, padre Balducci, Valiani, Zarri, Ferrara, Garrone, Agnoletti a firmare un documento che denuncia la violazione, da parte dell’Intesa, dei diritti dei fanciulli sanciti dalle Dichiarazioni dell’Onu che rivendicano la protezione degli stessi da qualsiasi pratica che conduca a discriminazioni razziali e religiose.

Di tutto ciò parleremo nel prossimo numero, anche in attesa del dibattito parlamentare che sta per iniziare e di maggiori notizie sull’ulteriore dispiegamento delle cose. Oggi era indispensabile commentare il grande quadro delle questioni, una pagina che ancora una volta non conforta nessuno.

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