Login
Registrati
[aps-social id="1"]

L’aquila e lo struzzo: questioni (sempre?) calde

Ferruccio Cremaschi

Direttore responsabile Zeroseiup


La riflessione che Malaguzzi si poneva quarant’anni fa (con il titolo “Questioni calde”) a conclusione del Convegno Nazionale di Orvieto, si concludeva affermando che “piuttosto che sostare ancora sui lavori del convegno, conviene fare il tentativo di individuare e raggruppare almeno una serie di questioni, le più aperte anche per la loro intrinseca chiarezza, che storia e vicende dei servizi per l’infanzia propongono”.

E sollevava la questione politica (le diserzioni dello Stato rispetto alla formulazione e all’attuazione di una politica complessiva dell’infanzia, della donna, della famiglia), la concettualità educativa del Nido e quindi la centralità della trilogia cooperante bambino-operatore-famiglia, le troppe diversità legislative da parte delle regioni e le troppe diversità applicative da parte dei comuni e dei sindacati, il discorso della qualità, la questione della flessibilità organizzativa e funzionale del nido e professionale umano- culturale degli operatori.

Ci interessa soprattutto la conclusione: “la questione che oggi è cruciale e che concerne non tanto se il nido deve essere educativo (è nell’educativo che eventualmente si assimila anche l’assistenza e non viceversa) sulla quale cosa non dovrebbero esserci dubbi. Ma, così ribadito, quale deve essere allora l’iter del personale educativo? E il suo inquadramento giuridico? E come deve ordinarsi il nido? Con una specificità di contenuti che preveda anche specificità di lavoro, di orario e di calendario, oppure semplicemente rideclinandosi sul modello della scuola dell’infanzia e primaria?

Sono tutti interrogativi importanti. Personalmente? Sono per il massimo rigore e qualità di formazione e per il massimo di stato giuridico che assicuri parità per quanti lavorano nell’educazione. E sono per il massimo rispetto delle specificità educative e non per un loro mischiamento o mimetismo illogico e innaturale”.

…

Sono passati più di quaranta anni, molte cose sono cambiate, certamente non siamo più nell’emergenza dei primi tempi dei servizi zero-tre, legislativamente abbiamo acquisito il riconoscimento di un sistema zerosei. Ma i nodi di fondo restano e viziano tutto il processo. Non usciamo dalla frattura tra i due segmenti 0-3 e 3-6, non siamo in grado di affrontare il problema della formazione, dell’inquadramento giuridico del personale, siamo impantanati nell’esistente, nei piccoli privilegi (ammesso che lo siano) retaggi del passato che ha sempre ragionato a pezzi, senza porsi il problema di una visione globale dell’istruzione e dell’educazione, che non è fatta da somme di piccoli percorsi, ma che è un “processo continuo”.

…

Dobbiamo prendere atto della situazione e adattarci al momento? Dobbiamo continuare a strappare piccoli interventi, pezze e pezzette? Forse non è più l’epoca on cui chiedevamo l’impossibile o respiravamo l’utopia, ma forse possiamo sperare e proporci di non limitarci a pensare al politicamente possibile oggi, ma alzare il pensiero e ragionare su quale modello di società e di cultura vogliamo. Se ci basta questo sistema e vogliamo evitare scosse e turbamenti o se l’orizzonte deve essere qualcosa di diverso, cui avvicinarci con i tempi che serviranno, ma sapendo dove vogliamo arrivare.

Forse è solo una scelta di sguardi: vogliamo essere struzzi o aquile?

Lascia un commento