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La terra, tra indoor e outdoor, per un’educazione ecologica

Monica Chiara Onida

Docente a contratto Dipartimento di Scienze dell’ambiente e della terra Università Milano Bicocca


I bambini amano giocare con la terra, fin da piccolissimi appena possono la toccano, l’afferrano, scavano, fanno mucchi, entrano con le mani dentro a questo materiale eterogeneo dalle consistenze così varie, che invitano al gioco delle manipolazioni, delle sperimentazioni e delle trasformazioni, come quando scoprono che bagnando la terra con l’acqua si forma il fango e iniziano a immergerci le mani e saltarci dentro coi piedi.

La terra però è molto più di un materiale che diverte i bambini: è il “tessuto” senza il quale non ci sarebbe alcuna forma di vita sul nostro pianeta. La terra, che i geologi chiamano suolo, è comparso sulla Terra solo in seguito al passaggio dalla vita acquatica alla vita terrestre. Passaggio legato alla trasformazione dell’atmosfera, che ha permesso la vita anche sulla terra. Le prime forme di vita vegetali terrestri risalgono a circa 400 milioni di anni fa ma prima che si sia formato il primo suolo devono passare ancora molti anni. Il processo di formazione di un suolo è, infatti, lento e senza fine. Il tempo necessario alla formazione di uno strato di suolo di pochi cm su un substrato roccioso varia dai 100 ai 2500 anni. Questa informazione dovrebbe farci riflettere sull’importanza di preservarlo e quindi anche di educare le generazioni future al rispetto e alla valorizzazione di questo fondamentale ecosistema. Sì, perché i suoli costituiscono un vero e proprio ecosistema aperto, in equilibrio dinamico con l’ambiente, in perenne evoluzione, continuamente attraversato da flussi di energia (raggi solari) e di materia (acqua, sostanza organica ed inorganica) scambiati con l’ambiente esterno.

Il suolo è un insieme di materiali di diversa origine:

  • materiali solidi inorganici che derivano dall’alterazione fisica e chimica della roccia madre da parte degli agenti atmosferici. Il substrato roccioso si degrada, frantumandosi e consentendo gradualmente la sua colonizzazione da parte di forme vegetali pioniere, come muschi e licheni;
  • materiale solido organico che deriva dall’accumulo e dalla decomposizione dei resti viventi, vegetali e animali. Si tratta di materiale ancora riconoscibile (residui di animali e piante) e di humus: un residuo scuro, appiccicoso e parzialmente solubile. Quando piante e animali muoiono, particolari microrganismi (batteri, funghi, alghe e protozoi) provvedono alla loro decomposizione e trasformazione da sostanza organica ad inorganica. I micro-organismi utilizzano la sostanza organica per la loro crescita e riproduzione e quando muoiono rilasciano nel terreno resti organici ricchi di sostanze nutritive (ioni inorganici) che fertilizzano il terreno creando un ambiente favorevole per la crescita delle piante e dei microorganismi, che trasformano nuovamente le sostanze inorganiche in sostanze organiche.
  • componente liquida (costituita da acqua) e componente gassosa (costituita da aria): entrambe queste componenti riempiono gli spazi presenti tra le particelle organiche e inorganiche.

Il suolo costituisce quindi un prezioso ecosistema posto al confine tra biosfera, litosfera, atmosfera e idrosfera, ed ha un’importanza vitale per la vita sul pianeta Terra perché permette alle piante di mettere le radici e nello stesso tempo influenza fortemente il tipo di vegetazione e quindi di cibo disponibile per la fauna selvaggia. Animali e piante traggono i loro nutrimenti minerali dal suolo per sintetizzare proteine, carboidrati, grassi e vitamine. Noi uomini facciamo parte di questa catena alimentare, dunque anche per noi il cibo dipende dal suolo. Quest’ultimo costituisce inoltre una riserva d’acqua di vitale importanza: contiene, depura e conserva l’acqua piovana, permettendole di scorrere e infiltrarsi, mantenendo così in equilibrio l’ambiente naturale ed evitando i dissesti idrogeologici.

L’impatto dell’uomo sulla preservazione e conservazione del suolo, invece, è devastante. Le esigenze dell’umanità, sempre più numerosa e lo stile di vita fortemente consumistico che implica un continuo aumento della produzione (sfruttamento intensivo dell’agricoltura, allevamenti industriali, aumento della popolazione, cementificazione, smaltimento dei rifiuti), stanno determinando fenomeni di “tossificazione”, desertificazione e riduzione dei suoli. Un suolo privo di vegetazione può venire distrutto per erosione in soli 10 anni.

Perché parlare di queste cose in una rivista di educazione 0-6? perché è solo conoscendolo e diventando consapevoli dell’importanza del suolo che siamo in grado di prendercene cura, rispettarlo e farci promotori di un’educazione ecologica e sostenibile. L’azione educativa e formativa della scuola può infatti giocare un ruolo importante, sensibilizzando i bambini fin da piccoli ad amare e rispettare la terra, portandoli gradualmente a conoscerne qualità e proprietà fisiche, comprendere le sue potenzialità ecologiche e la sua relazione con la vita sul pianeta, anche la nostra, ma soprattutto a coltivare un legame affettivo verso la Natura. Il gioco con la terra, inoltre, può costituire un anello di collegamento tra il dentro (indoor) e il fuori (outdoor): la terra è fuori, per trovarla e giocarci dobbiamo uscire e immergerci nell’ambiente naturale ma, allo stesso tempo, la terra si presta facilmente anche ad essere prelevata e portata dentro alla scuola, permettendo una continuità ludico educativa preziosa.

 

 

Attività esplorative outdoor e indoor nel nido e nella scuola dell’infanzia

Quando portiamo i bambini a giocare all’aperto è naturale per loro entrare in contatto fisico con la terra e cercare tutte le cose che essa offre: sassolini, piantine, semi, insetti, lombrichi, legnetti, radici, ecc. Se poi hanno a disposizione una zona del giardino priva di vegetazione il gioco diventa ancora più interessante: i bambini cominciano a scavare, ammucchiare, incidere e, se hanno la possibilità di usare l’acqua, il gioco si arricchisce ancora di più perché possono sperimentare le trasformazioni della terra da secca e granulare a bagnata, impasto fangoso. Il gioco con la terra può essere proposto in modi diversi a seconda dell’età dei bambini: come materiale sciolto con cui giocare e sperimentare o come occasione di scoperta di un ecosistema in miniatura, la zolla di terra.

 

Terra, terriccio, fango!

Per favorire il gioco esplorativo e arricchirlo può essere utile portare fuori: alcuni contenitori in cui i bambini possano raccogliere gli oggetti che trovano nella terra, o con cui fare riempimenti e travasi di ogni genere; alcuni strumenti per scavare, come cucchiai, palette, zappette o semplicemente legni; strumenti per separare, setacciare la terra asciutta, come setacci, colini; lenti di ingrandimento; bottiglie da riempire con acqua per sperimentare assorbimenti, filtrazioni e scorrimenti superficiali, eventuale formazione di pozzanghere o di fango.

 

 

 

In questo gioco, apparentemente banale, in realtà i bambini si stanno confrontando con moltissime variabili fisiche: la relazione tra la quantità di terra e le dimensioni dei contenitori, tra il peso del contenitore e la loro forza fisica, le proprietà fisiche di coesione, comprimibilità, eterogeneità della terra mentre viene manipolata e progressivamente costruiscono le idee di base del sapere scientifico e matematico: concetto di addizione, attraverso il riempimento progressivo dei contenitori, di sottrazione, attraverso lo svuotamento o l’asportazione di quantità, di divisione, attraverso la distribuzione del contenuto di un barattolo in tanti altri di minore dimensione o con minore quantità. Costruiscono quindi conoscenze scientifiche di base, strettamente legate all’azione, al gesto compiuto e i contenitori fisici divengono categorie concettuali: il dentro e il fuori, il più, il meno e il diviso, il vuoto e il pieno, il sopra e il sotto, il davanti e il dietro, ecc. E iniziano a costruire idee di fondo come quelle di volume, di quantità, di relazione proporzionale spazio-dimensionale (più terra metto, più pesa il contenitore, più occupo spazio). Le azioni del gioco, processi fisico-motori, sono allo stesso tempo anche processi percettivi e cognitivi.

In questo gioco, che dev’essere possibilmente libero, non vincolato, l’educatore/insegnante come si pone? Pensando a come predisporre il contesto, allestendolo con cura in base alle finalità che si è posto ma poi limitandosi ad osservare i bambini e a sostenerli nei loro processi esplorativi, entrando in relazione con loro per ascoltarli, osservandoli con curiosità e interesse ma senza anticipare nulla, senza alcun intento di indottrinamento e prescolarizzazione perché rischieremmo di ottenere il risultato contrario, cioè quello di spegnere il loro naturale entusiasmo e interesse. Il contributo dell’adulto dovrebbe essere concentrato principalmente a cogliere i processi esplorativi in atto e a sostenerli, permettendo ai bambini di poter esprimere e condividere liberamente pensiero e azioni, sentendosi ascoltati e potendo così evolvere nelle proprie scoperte.

 

Lombrichi ed altri animali

Dopo che ha piovuto, quando il terreno si è saturato di acqua, è il momento ideale per uscire a cercare i lombrichi, usciti dal terreno per non annegare. I lombrichi sono di fondamentale importanza per il terreno, lo mantengono ben areato continuando a scavare gallerie al proprio interno, e lo fertilizzano con i loro escrementi. Se poniamo uno o più lombrichi in un vaso trasparente pieno di terra e lo manteniamo umido e ossigenato nel giro di qualche giorno potremo osservare le gallerie scavate dai lombrichi. Molto bello è anche osservare i lombrichi sul tavolo luminoso con l’aiuto di una lente di ingrandimento: si vede bene l’interno del loro corpo perché la loro pelle è trasparente, si vedono gli anelli del corpo e il lungo tubo digerente che va dal capo all’ano, si vedono le setole che gli permettono di fare aderenza su tutte le superfici, anche verticali. Costruire un terrario da tenere dentro la scuola per poter osservare e descrivere i lombrichi in modo ripetuto e per un tempo lungo è un’attività estremamente interessante e allo stesso tempo educativa, che correla la parte emotiva, legata al prendersi cura di un essere vivente, alla parte cognitiva del costruire conoscenza, permettendo un percorso di apprendimento partecipato e profondo.

 

La zolla di terra, un ecosistema in miniatura

È importante approcciare i bambini alla terra intesa anche come ecosistema e dunque osservarla ed esplorarla nella sua integrità. Per questo suggerisco di raccogliere con i bambini una zolla di terra e poi esplorarla per scoprire tutte le sue componenti e sperimentarne le loro caratteristiche. Si comincia ad osservare la zolla integra invitando i bambini a prestare attenzione alle loro sensazioni/emozioni e percezioni con tutti i sensi: osservando la terra si coglie il suo aspetto, il colore, un’idea di composizione; toccandola col corpo si percepisce la consistenza, la temperatura, l’umidità, il peso, ecc; annusandola si sente di solito un odore forte e nascono emozioni e spesso evocazioni, ricordi, odori di…Dopo aver condiviso le sensazioni si può procedere all’analisi della composizione: di cosa è fatta la zolla, quali elementi ci sono? In questa fase è importante notare l’intreccio tra i diversi componenti, in particolare osservare come le radici delle piante penetrino dentro la terra solo nella parte superficiale della zolla, dove la terra di solito è meno compatta che in profondità, perché le piante per crescere hanno bisogno di aria e di acqua. A questo punto può cominciare un lavoro di scomposizione e separazione delle parti, di disintreccio del fitto intreccio che caratterizza un suolo, operando una prima classificazione tra ciò che appartiene al mondo delle cose viventi (o meglio di origine organica) e ciò che appartiene al mondo delle cose non viventi (inorganiche).

 

A sinistra la zolla dopo essere stata prelevata dal giardino; a destra sono state suddivise le parti che costituiscono la lettiera, la parte vegetale e superficiale del suolo.

 

Man mano che si trova qualcosa lo si ripone in un recipiente separato, mettendo insieme le cose simili in modo da cominciare a classificare i diversi componenti. Particolare attenzione andrà fatta ai viventi, perché tali devono rimanere! Andranno quindi riposti in un contenitore in cui poterli vedere e osservare bene, anche con l’aiuto della lente di ingrandimento, come descritto precedentemente.

Dopo che la zolla è stata scomposta si possono seguire diverse piste di esplorazione con i materiali che la compongono, attività manipolative, percettivo sensoriali e creative coi più piccoli, attività sperimentali come indagini approfondite delle sue parti vive con ricerca di animali o altri esseri viventi o indagini sulle sue parti inorganiche attraverso setacciamenti, decantazioni, assorbimenti, filtrazioni e combustioni con i più grandi.

 

 

Le foto presenti in questo articolo sono state scattate dall’autrice durante le sue attività di formazione in nidi e scuole dell’infanzia per documentare le attività ai fini formativi. Vengono qui utilizzate ai fini divulgativi senza che sia possibile il riconoscimento dei bambini coinvolti.

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  • Bourgeois P, 1993. Sporcarsi è bello. Tutte le meraviglie di terra, fango, sabbia, polvere. Editoriale scienza
  • Cattaneo A., Regio C., Rubin Saglia D., 2016. Tracce di terre. Esperienze con materiali naturali nelle scuole dell’infanzia. Città di Torino, servizi educativi, centro di educazione pedagogica.
  • Infantino, A., Moretti L., Onida, C., 2018. Intrecci tra natura, arti e scienze. In E. Fellin (a cura di): Con-vivere sulla Terra Educarci a cambiare idea e comportamenti per una nuova vivibilità. ISBN 978-88-99338-39-8 © 2018 Zeroseiup s.r.l.
  • Onida, M. C., & Salvadori M., 2020 (a cura di) – Un dente di dinosauro, Percorsi scientifici di adulti e bambini nella scuola dell’infanzia. ISBN 978-98-99338-77-0 2020, Zeroseiup s.r.l.
  • Onida, M. C., 2020 – Creta. Uno sguardo scientifico alle sue potenzialità nei servizi 0-6. Pp. 1-61. ISBN 978-88-99338-82-4 2020, Zeroseiup s.r.l.

 

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