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La scuola ridotta a oggetto di scambio – novembre 1990

Loris Malaguzzi

Pedagogista


“bambini”, novembre 1990, Elemond, Milano, pp. 6-7

Se la politica vola basso (sia la politica della cultura che la cultura della politica) puoi avere il caso di Modena.

“Se una città colta, ricca, moderna, con una storia da invidiare per intelligenza, creatività, sensibilità per la sua gente, le sue donne e i suoi bambini, è costretta da imprevedibili e inattesi patteggiamenti politici, a buttare uno dei suoi patrimoni migliori, quello appunto delle sue scuole comunali dell’infanzia, e, con quella, un’antica e radicata presenza di cultura educativa, vuole dire che la situazione – quella e quella del Paese – sta toccando fondali umilianti.

Già, nelle economie medievali, valeva in commercio lo scambio in natura. Uno scambio in natura, politica per politica, è ciò che brutalmente è accaduto sotto la Ghirlandina. Come se la sua esperienza educativa – ma chi sa sei nuovi politici si sono accorti della sua funzione e del suo valore e hanno gli strumenti di valutazione per rappresentarsi la insolvibilità e le ignavie dell’intera nostra scuola statale – fosse una di quegli oggetti multipli, tutti uguali e senza identità, che puoi impunemente scambiare.

Di tanta contraffazione se ne accorgeranno sulla pelle, e per primi, i bambini. Se ne accorgerà la città, delle donne soprattutto, quando faranno i conti dei loro bisogni, dei loro tempi, dei loro investimenti personali e quelli sui loro figli. Se ne accorgerà, finalmente, il Comune quando farà bene i suoi conti e cercherà gli utili dell’operazione e, se vorrà, gli utili che andranno al bilancio pubblico dello Stato e del Ministero della P.I. che adottando le scuole modenesi respingerà l’adozione di scuole e bambini del Sud. E che comunque le infilerà in quella normalizzazione di appiattimento che oggi ha il sopravvento per infinite e anche “progressiste” complicità.

Come sempre in questi casi il calcolo umano non fa testo. Non si fa per le centinaia di insegnanti e operatori che non chiedono gratitudine ma non possono fare a meno di un rispetto civilmente, culturalmente, umanamente dovuto. Senza essere edotti e ancor meno consultati dovranno cambiare residenza, lavoro, professione. Un’emigrazione coatta, una storia di vita che finisce.

I Sindacati? Sono spesso là dove non sono, per dirla con Lacan: mi auguro che questa volta siano là dove è giusto che siano.

Nonostante tutto questo io ho ancora fede che i meccanismi del progetto s’inceppino e trovino spazi di ripensamento. Prima che per merito del Ministro della P.I. che mentre onestamente confessa, alla riapertura dell’anno scolastico, di essere “lui e la sua scuola un labirinto buio”, dichiara il verde delle sue tasche, per merito di un atto politico che riapra un dialogo responsabile con la società civile e con un fatto che va ben oltre gli interessi e i valori di una sola città.

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