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La riforma dell’elementare – maggio 1993

Loris Malaguzzi

Pedagogista


Pubblicato in “bambini”, maggio-giugno 1993, Elemond, Milano – pp. 4-5

 

1.

Ricordo le grida e le pacche che accompagnarono il varo della riforma della scuola elementare. Un’orchestrazione rumorosa con il meglio delle Gotha delle tante accademie di parte.

Ricordo le ragioni pubblicate della mia diffidenza e quella di altri. Era una riforma dal genoma equivoco, modulare, costosissimo, dato in affidamento a tradizioni, abitudini e privilegi che potevano incastrarsi solo lontano da quella nuova cultura aggiornata che occorreva. Quella cultura da sempre – dall’avvento della Repubblica – puntualmente snobbata e tradita dalle varie consociazioni ministeriali.

Il senso delle cose a volte ritorna.

Adesso ritorna sotto le spoglie di due ricerche convergenti: una del Censis e una del Ministero della Pubblica Istruzione sullo stato della riforma della scuola elementare. Un monitoraggio importante con dati che contano. Gli insegnanti, almeno per il 70%, si dicono adatti a tutto il campionario dei moduli collegiali di lavoro. Si dicono convinti che i processi di apprendimento dei bambini sono migliorati. Ma le indagini smentiscono: le altre non si avvertono. L’insegnamento della lingua straniera resta una sfida terribile. Risulta introdotta solo nel 31% delle terze classi. Le indagini annunciano nuove forme di discriminazione: troppe classi eccellenti, troppe classi mediocri. Troppe manipolazioni irresponsabili, non controllate o volute dalle Direzioni Didattiche. Troppo divario tra le scuole del nord e del sud. La riforma sta slargando la forbice delle differenze e delle iniquità.

I bambini che vanno a scuola a cinque anni (e sono una buona moltitudine e una pacchia per le scuole private) finiscono per conseguire in quinta classe risultati deludenti affatto rassicuranti.

In definitiva dati preoccupanti in una situazione politica senza chiarezza e risorse. Le difficoltà e gli errori della riforma, ove non si riuscisse a risolverli, avrebbero conseguenze nefaste per l’intero processo di formazione ed i primi ad avvertirle sarebbero le scuole confinanti: quella media e quella dell’infanzia.

Molte delle cose che non girano per la riforma delle elementari ufficializzate dal recente monitoraggio, anticipano e spiegano le cose che non girano e difficilmente gireranno nella scuola dell’infanzia anch’essa teoricamente riformata con i Nuovi Orientamenti. Anche qui un progetto teorico già orfano e impotente, senza organici piani di aggiornamento per i 75.000 insegnanti, senza sperimentazioni, senza ordinamenti organizzativi, senza garanzie dei tempi di compresenza, senza cioè le dovute condizioni di fattibilità e prospettiva.

Aggiungendo che si tratta di una scuola che invoca da tempo di essere tirata fuori da un ghettismo di subalternità, ai margini degli organi collegiali, con gli insegnanti senza sviluppo di carriera, con gli insegnanti, anche se provvisti di laurea, giuridicamente computati come fossero nullatenenti e dimezzati rispetto ai colleghi delle elementari.

Tutte cose che paiono nemmeno rivendicate dalle leggi di riforma delle scuole dell’infanzia presentate in Parlamento. Così come paiono dimenticate (si vedano le note distratte del CIDI e soprattutto dell’AIMC apparse sull’ultimo numero della rivista che pare obliino tutte le conseguenze connesse ai decreti parificanti la scuola al pubblico impiego) insieme ai progetti di formazione universitaria. Ma qui, e non è significato che sta altrove, occorrerebbe vedere due cose: quanto le nostre Università siano culturalmente pronte ed attrezzare (e Vertecchi riconosce che no, non lo sono) e quante resistenze della scuola media e superiore si frappongano all’idea di essere fiancheggiate da maestri con laurea e quindi portatori possibili di effetti corporativamente inaccettabili.

Insomma, gira e rigira, i sonni della scuola nazionale continuano senza ricorso ai sedativi.

Il contributo riporta in calce 4 tabelle sintetiche di dati presi da un documento di analisi dell’andamento della riforma della scuola elementare nell’anno scolastico 1992-93.

 

Il nuovo ordinamento migliora o peggiora l’efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento?

·      70% = migliora

·      23% = peggiora

·      07% = non so

 

La nuova organizzazione dell’insegnamento facilita il coinvolgimento del bambino nella vita della scuola?

·      70% = facilita

·      20% = non facilita

·      10% = non so

 

Ritiene che le innovazioni introdotte nell’ordinamento della scuola elementare la rendano simile alla secondaria?

·      51% = sì

·      36% = no

·      13% = non so

 

Ritiene che questa prospettiva sia da contrastare, inevitabile, desiderabile?

·      36% = da contrastare

·      34% = inevitabile

·      13% = desiderabile

 

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