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Inquadrare il mondo da altri punti di vista, approfondire lo sguardo
Il nuovo albo fotografico di Tana Hoban: LOOK BOOK

Ursula Gruner

Formatrice


Mostre fotografiche ne vediamo sempre più frequentemente, ma gli albi fotografici hanno difficoltà a farsi strada sul mercato librario per l’infanzia. L’albo fotografico, LOOK BOOK, grazie all’editrice Camelozampa, ha raggiunto finalmente anche il pubblico italiano, dopo 26 anni dalla sua prima edizione.

L’autrice e fotografa statunitense Tana Hoban è già presente con altri due libri nel loro catalogo: GIALLO, ROSSO, BLU e CHE COS’È, tutti e due i titoli concepiti per un primo e precoce avvicinamento al libro.

Con LOOK BOOK abbiamo in mano un albo molto più complesso, anche se, a prima vista, di una essenzialità estrema. Già il fatto che è un albo fotografico, senza parole, lascia tante persone spaesate. L’assenza delle parole viene vista come un limite. Invece consente una grande libertà di impiego dell’albo, vorrei subito sottolinearne i vantaggi. Questa scelta lascia spazio a una interpretazione personale, non delinea un racconto, una storia, ma suscita narrazioni personali, permette libero accesso a tutte le età, non pone limiti linguistici o culturali, un libro inclusivo.

La prima pagina è nera, contrassegnata da una dedica: Per Ava, si schiude come un sipario verso la seconda doppia pagina, quella più enigmatica: a sinistra ancora una pagina totalmente nera e a destra la pagina nera con una fustellatura rotonda che fa intravedere sfumature gialle e nere. Sembra una narrazione della creazione, un “cannocchiale” attraverso il quale si osserva la superfice della luna, una palla o qualcos’altro? Già qui si può aprire un gioco di immaginazione fra piccoli e grandi, fra persone italiane e quelle con una storia d’immigrazione. Un confronto fra differenze e similitudini. E siamo soltanto all’inizio.

 

 

Sulla prossima doppia facciata a sinistra domina ancora il nero attraverso il lato rovesciato del buco, a destra spicca un luminoso girasole, evidenziato dalla cornice scura e da un sottile passe-partout bianco, niente è lasciato al caso. Possiamo proseguire il gioco delle ipotesi: Dove si trova questo girasole? Da chi e quando è stata scattata la foto? Le domande e i pensieri che si deducono dalla osservazione di questo libro cambiano secondo l’età, contesto culturale. Domande e risposte si intrecciano con la propria esperienza e possono far scaturire scintille di riflessioni molto differenti. Senza parole, la Hoban innesca una moltitudinedi storie e pensieri.

 

 

Lasciamo una pausa, creiamo l’attesa, una suspence, il libro ci invita a rallentare, a fantasticare. Sfogliamo ancora, cambiamo scena: il girasole fa parte del banco di un fiorista, l’immagine precedente era uno zoom su un girasole fra tanti altri, pronti per essere venduti. Ma già ci aspetta la prossima sceneggiatura, la solita pagina nera con il buco, questa volta ci permette la vista di un vegetale verde.

 

 

 

 

Non è ovvio per un bambino o una bambina che si tratta di un cavolo-verza. Una scoperta! Non è neanche la foglia perfetta, intatta, probabilmente queste imperfezioni non si notano a prima vista, a ogni visione si scopre qualcos’altro, un aspetto nuovo. Questa pagina ci incuriosisce: cosa c’è dopo? Una verza intera spicca dalla pagina. Il cavolo ha rubato la scena alla pagina sinistra dove si vedono i girasoli da un’ulteriore inquadratura, simili a un campo, visto da lontano.
Passiamo alla prossima inquadratura: numerosi cavoli. La foto ricorda una “natura morta” moderna, ricorda l’inverno, un mercato, un capo di cavoli durante la raccolta. Ma questi sono i miei personali collegamenti, il mio fantasticare; a ogni persona evoca qualcos’altro: sensazioni, odori, suoni, immagini, momenti vissuti. La quotidianità delle immagini è la chiave d’interpretazione per tutti, bambini e bambine,adulti e giovani. Questo albo permette un confronto fra le diverse persone, uno di quei libri ideali per un “circle-time”, per dare spazio di pensiero e di parole a tutti e tutte.

 

 

Anche le pagine successive propongono foto dal particolare al complessivo: piccioni, un cane, Brezen, struzzi, un’aragosta, un ippopotamo e una farfalla.

Nonostante la loro concretezza, il loro realismo, le foto accendono l’immaginazione, stimolano la fantasia e l’attenzione. Una possibilità di rinnovare lo sguardo, di vedere le cose come fosse la prima volta, come una nuova creazione. È la mente che guida lo sguardo e viceversa lo sguardo sa rintracciare ricordi, sensazioni ed emozioni attraverso la mente creativa.

 

 

Non esiste un unico LOOK BOOK, ogni lettore e lettrice ha il suo personale libro, nessuna interpretazione è sbagliata.

In un’epoca in cui siamo saturi di fotografie il libro di Tana Hoban è un rimedio omeopatico, sa offrire la foto come un palcoscenico, e condurre all’approfondimento. Un invito a fermarsi e riguardare e indagare. Hoban suscita stupore con la quotidianità, proprio per la loro consuetudine le foto accendono un film in testa, sono evocative per tutti. L’autrice da una dignità all’immagine e ci offre una scuola dello sguardo senza insegnarci niente.

 

La semplicità dell’espediente della pagina col buco è anche un invito a riprodurlo per inquadrare il mondo da un altro punto di vista. Ci sono tanti LOOK BOOK personali, già il titolo forma due occhiali da vista.

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