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Iela Mari

Ursula Gruner

Formatrice


La metamorfosi e l’infinito

In occasione del decimo anniversario della scomparsa di Iela Mari, pioniera della letteratura per l’infanzia, voglio approfondire alcuni aspetti della sua opera. Iela Mari, nata Gabriela Ferrario, designer, laureata all’Accademia di Brera a Milano, è una illustratrice e creatrice di albi per l’infanzia. Tanti conoscono i suoi libri, pochi hanno esplorato il loro potenziale. Sono solo una decina i libri della Mari, sette di questi sono attualmente disponibili nel catalogo di Babalibri, ognuno è una pietra miliare della storia degli albi illustrati.

Non esistono molti studi sulla sua opera, nonostante ci troviamo di fronte a un’apripista nel suo campo. Uno è Iela Mari, Il mondo attraverso una lente, Babalibri, curato dall’associazione Hamelin in occasione della mostra dedicata all’artista nel 2010, al Bologna Children’s Book Fair, anche Marcella Terrusi nel suo saggio sui silent book, Meraviglie mute, Carocci editore, dedica ampi brani alla Mari. Negli anni ’60 del secolo scorso Iela ha realizzato i primi albi senza parole, oggi così in voga. La citata mostra a Bologna cadeva nel cinquantenario dalla pubblicazione di La mela e la farfalla. Il libro aveva allora inaugurato una nuova stagione per gli albi per l’infanzia. Era l’epoca dei Prelibri di Munari e del Piccolo blu e piccolo giallo di Leo Lionni, portatori di un nuovo linguaggio artistico.

 

 

Mari è una degli artisti protagonisti di questa fiorente stagione. All’inizio lavora con suo marito, Enzo Mari, designer e collaboratore di Munari per l’azienda Danese, ma poco tempo dopo Iela firma da sola i libri. In tutti questi albi, si percepisce la sua cifra: la precisione, la ricerca sia scientifica che grafica, il silenzio. La mela e la farfalla è in questo senso un albo esemplare, la metamorfosi del bruco in una farfalla e del fiore in una mela e la ciclicità infinita delle stagioni della vita sono il risultato di questa ricerca.

Terrusi scrive: La metamorfosi è un tema profondamente connaturato al tempo dell’infanzia, stagione in cui tutto, a partire dal corpo, muta con una velocità vertiginosa. (pagina 220) Iela Mari ha ben chiaro di che cosa hanno bisogno i bambini e le bambine. Attraverso il silenzio la Mari fa emergere il mistero della vita, approfondisce ma lascia spazio al lettore e alla lettrice, che diventano così protagonisti della narrazione. L’autore ne aveva fornito la partitura, ma ogni partitura va eseguita, e ognuno la esegue a modo proprio. (pag 39, Il mondo attraverso una lente)

Fra i tratti lievi della autrice e gli ampi spazi bianchi silenziosi, si percepisce la sacralità della natura, come in un colloquio interiore, concetti filosofici vengono veicolati con delicatezza e rispetto per la mente bambina. Ed è l’amore per la complessità e l’eloquenza del silenzio che rende efficaci ed attuali i libri di questa signora così sobria così appartata rispetto al clima generale della cultura italiana di oggi (pag 31, Il mondo attraverso una lente).

Questa profondità si respira in ogni pagina, come ne Il palloncino rosso, un gioco immaginario. Un bambino o una bambina (la rappresentazione esile della figura resta indefinita), le cose che non hanno importanza non vengono rappresentate. Anche questo era straordinario per quell’epoca e ancora oggi non è scontato: I libri di Iela Mari “aprivano le pagine come ali, aprivano, aprivano, all’immaginario della mente creativa”. In una intervista del 1968 Iela dichiara: “Vorrei attirare l’attenzione sulle forme in relazione al bombardamento delle immagini prodotte dalla televisione”.

Questa è una preziosa eredità tanto più nel nostro tempo sovraccarico di immagini, colori e rappresentazioni banali, povero di spazi silenziosi e vuoti. Lo stile di Iela è lenitivo, essenziale.

Il palloncino rosso è sinonimo della leggerezza con cui la mente infantile vola in sfere fantastiche e crea mondi paralleli. Il libro sembra un cortometraggio in cui succede di tutto: il palloncino si libera, diventa mela, farfalla, fiore che viene raccolto dalla piccola mano, ombrello protettivo e di nuovo palloncino rosso. Tratti ed elementi minimi come albero, fiori, insetti ed erba, segnano il passare delle stagioni. Non serve la scena completa, bastano i dettagli del cambiamento; come nel disegno animato (pagina 39, Il mondo attraverso una lente).

Niente è lasciato al caso, tutto è pensato. Prima di completare un libro, Iela preparava un menabò e lo sperimentava nelle scuole d’infanzia milanesi, le osservazioni dei bambini e delle bambine erano fondamentali per il completamento degli albi.

Prima di ogni creazione svolgeva una ricerca scientifica. In una intervista dichiara: bisogna partire dall’analisi per arrivare alla sintesi, non viceversa. Per esempio, bisogna prima disegnare tutti i dettagli di una foglia e poi cancellare, cancellare, cancellare… Dove necessario rappresentava i dettagli con grande cura come ne L’uovo e la gallina: piume finemente disegnate con le quali la chioccia prepara il nido prima di deporre l’uovo. Poi la sintesi: lo sviluppo del pulcino nell’oscurità dell’uovo, colori piatti, la vista dell’uovo in sezione, il bianco e il giallo e al margine i primi filamenti della vita, tutto nello spazio della pagina nera. Poi lo zoom sulla chioccia che cova l’uovo e finalmente il pulcino ormai formato, l’uovo si schiude e dopo poco la giovane gallina (o gallo) è pronta a riprendere il ciclo della vita.

Una prima introduzione nel mistero e stupore della nascita, un ritratto della cura, una metafora della fragilità e resilienza della natura che è segno di speranza. Il pianeta è abitato e abitabile è il messaggio di Iela Mari. Pare dica: “Io vivo nelle cose. E tu?” (pagina 21, Il mondo attraverso una lente) Non meno intenso è il messaggio ne L’albero, libro pubblicato la prima volta per Emme Edizioni, di Rosellina Archinto, la grande pioniera dell’editoria per l’infanzia. È stata lei a chiedere Iela Mari di fare il primo albo illustrato, dopo aver visto i lavori della giovane designer sui tessuti per la Rinascente, di cui resta testimonianza in Animali nel prato.

 

 

Vorrei non mancare di sottolineare la ripubblicazione dell’albo Il tondo. L’editrice Babalibri l’ha reso disponibile come cartonato, ideale per le piccole mani e della giusta misura per l’arco visivo di un bebè. Un albo per la prima lettura con la consueta precisione, raffinatezza ed essenzialità della Mari.

 

 

 

 

Tanti artisti si sono ispirati all’opera di Iela Mari che oggi è ancora da riscoprire e da approfondire. Come dice Negrin, Iela Mari, un’artista che ci fa sentire il freddo e il caldo, il trascorrere delle stagioni, il farsi e disfarsi della materia e della vita che diventa morte per ridiventare vita, finendo così per accompagnarci, con un triplo salto mortale, aldilà del mondo. Questa ciclicità dell’esistenza – nulla cambia, tutto cambia… Tutto quello che c’è fra la nascita e la rinascita, fra inizio e il nuovo inizio… disegnato con la precisione di un’intagliatrice di gioielli. (pagina 53, Il mondo attraverso una lente)

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