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I bambini hanno bisogno di spazi per crescere. Lasciateli giocare

Gabriele Pohl

Insegnante specializzata, terapeuta infantile e direttore dell’Istituto Kaspar Hauser per l’educazione, l’arte e la psicoterapia di Mannheim.


Gabriele Pohl
L’infanzia è cambiata radicalmente. Solo 50 anni fa, un neonato trascorreva la maggior parte del tempo nella sua culla, al riparo da troppe impressioni sensoriali. In seguito, il bambino faceva le sue prime esperienze in un ambiente circoscritto vicino ai famigliari, di solito la madre. Di norma, durante la crescita era circondato da fratelli e sorelle e nessuno avrebbe pensato che potesse crescere male. A nessuno sarebbe venuto in mente di portare i propri bambini a pomeriggi di danza, di farli sedere davanti alla televisione o di praticare con loro i segni della mano per migliorare la comunicazione. Oggi l’educazione dei bambini è sempre più nelle mani di educatori professionisti che devono rispondere a diverse esigenze: quelle dei genitori, che non solo vogliono che i loro figli siano affidati a personale amorevole, ma vogliono anche che siano al passo con il progresso scientifico-sociale, che ha ridefinito i requisiti degli educatori a un livello più specifico. E infine, soprattutto, si sentono obbligati a dare al bambino ciò di cui ha bisogno per un sano sviluppo.


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