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Francesco De Bartolomeis
Il sistema formativo. Responsabilità di tutti. E soprattutto di chi governa

Lorenzo Campioni

Pedagogista


Il sistema formativo, responsabilità di tutti e soprattutto di chi governa

Il sistema educativo e di istruzione, nonostante sia essenziale per il rinnovamento del livello culturale e per lo sviluppo socio-economico, soffre di una politica assente e distratta. La realtà scolastica smaschera dichiarazioni ufficiali di impegno e di interesse verso le nuove generazioni. La critica coinvolge anche i programmi ministeriali, di fatto un’elencazione farraginosa non idee-guida. Nonostante il contesto negativo, l’insegnamento deve favorire l’apprendimento e la ricerca ne è la strada maestra.

La formazione è il succedersi delle esperienze culturali e sociali in strutture in cui si cresce, si opera, si conosce, si apprende in condizioni privilegiate se la guida è affidata a insegnanti competenti nella metodologia e nelle materie disciplinari. Per un tempo che, se si percorre tutto il sistema, occupa quasi 20 anni. ( Un sistema educativo ramificato, p. 55)

Insistere sul sistema formativo non significa pensare a un organismo rigorosamente unitario con un funzionamento regolare in tutti i suoi gradi. Un organismo vitale impegnato nella innovazione con persone protagoniste, cambia in modo irregolare, salta alcune connessioni, ha incertezze, incontra difficoltà. Tutto questo è inevitabile in un sistema complesso che si trova a fronteggiare nuove condizioni e nuove esigenze.

Si aggiunga la scarsità di risorse. Il sistema formativo dipende solo in parte da forze interne; conta molto di più l’importanza che gli dà la politica del governo. (Un sistema educativo ramificato , p. 55)

Per il rinnovamento didattico occorrono idee-guida e non elenchi di parole come i programmi ministeriali. Una libertà scolastica equivoca che sovente non affronta gli argomenti con i mezzi della ricerca per facilitare gli apprendimenti.

Non mi stanco di ripeterlo: è assolutamente indispensabile che il rinnovamento impegni la politica governativa con operazioni su vasta scala così da incidere sul valore anche economico della formazione.

Oltre le competenze culturali e meritorie di iniziative di base, ci vogliono forze istituzionali, le sole che possono creare le condizioni e dare risorse per riforme consistenti che non lascino sulla carta leggi e decreti attuativi. Occorrono convinzioni profonde per realizzare su vasta scala le realizzazioni che contribuiscano al progresso del paese. (Un sistema educativo ramificato, pp. 18-19)

Non si possono definire programmi una serie di argomenti in ordine cronologico o nell’ordine richiesto dalle particolarità delle varie materie di studio. Una organizzazione simile a indici di libri.

Il riferimento al sistema scolastico nazionale si riduce a parole. Non idee-guida per il rinnovamento. Un sistema scolastico nazionale non esiste e chi ha responsabilità politica non fa niente per avviarne la realizzazione. Si procede in senso contrario. Frantumazione non sistema, Quello che c’è di buono viene da iniziative di base, un volontariato educativo meritorio ma con potere molto limitato rispetto ai bisogni di un sistema. Solo idee con struttura problematica hanno una forza che spinge verso l’attuazione con collegamenti a condizioni concrete.

Si può osservare che i programmi hanno l’intento di essere non vincolanti e di dare il più ampio sviluppo alla autonomia didattica. È una fuga da responsabilità: i problemi non sono vincolanti ma attivano apprendimenti solo se si procede con i mezzi della ricerca.

I programmi non hanno una struttura che già metta in luce le caratteristiche particolari degli argomenti, una struttura che stimoli e aiuti la scelta, liberato il campo dall’affollamento degli argomenti in forma di elenco che appiattisce i valori culturali. Non dico che bisogna presentare i programmi come un insieme di progetti ma dargli vita e superare in tutta la sua estensione una sorta di elenco.

I programmi ignorano gli allievi e le loro capacità di apprendimento, le loro esigenze in / rapporto alle materie di studio, ma ignorano anche le competenze degli insegnanti necessarie per fare della libertà di scelta una forza che renda possibile la ricerca, condizione per comprendere. A ragion veduta, potrebbe rispondere il Ministero perché c’è la libertà scolastica che consente a ogni scuola di farsi una propria programmazione. Ma per esercitare con profitto la libertà occorre essere preparati a portare gli argomenti al livello di problemi da trattare con i mezzi della ricerca. (Un sistema educativo ramificato, pp. 39-40)

 

La programmazione che è il libero adattamento dei programmi ministeriali se non alimenta discussioni e progetti non fa presa perché sostanzialmente è un sottoprodotto. Il sistema si allontana come missile nello spazio che la libertà / scolastica non attrezzata per ricerche non riesce a vedere neppure come tracciato del lancio. (Un sistema educativo ramificato, pp. 41-42)

Nella didattica dell’insegnamento, ossia della prevalenza delle lezioni completate dallo studio a casa e dalle interrogazioni, non ci sono vere e proprie norme riferibili a una dottrina ma si segue una routine con variazioni occasionali e approssimative. È evidente l’incapacità di usare secondo progetti la concessa libertà di scelta degli argomenti dai gremiti programmi. È una didattica che ruba interessi e attività proprie dell’età, ma anche in questo tipo di organizzazione ci sono delle falle in cui entra la vita. I procedimenti di apprendimenti non sono fissi e isolati. Qualcosa delle loro esigenze gli allievi riescono a farlo valere. (Un sistema educativo ramificato, pp. 33-34)

 

L’obiettivo principale è che le discipline amplino le esperienze, si accordino con le esigenze di vita. Con la scelta degli argomenti, con le qualità critiche e creative si penetra nelle particolarità della situazione, non facili da scoprire anche perché vissute dagli allievi in modi diversi.

La vera diversità è come rapportarsi ai programmi e alle materie di studio. Ordine cronologico? E perché non cominciare dall’oggi per capire qualcosa della situazione in cui viviamo. I particolari che si presentano nella pratica non si possono prevedere. È l’aspetto creativo di un insegnamento che ha senso ed efficacia se è in funzione dell’apprendimento. (Un sistema educativo ramificato, p. 34)

Nello sterminato sapere, nell’intrico dei fatti se l’obiettivo è capire, si può operare con pochi argomenti, anche molto limitati, che trattati come problemi mostrano di avere tutte le caratteristiche di sistemi complessi per le connessioni di tanti fattori diversi. La necessaria integrazione è da scoprire, cosa che può fare solo la ricerca, che solo a nominarla dà un senso di noia senza averne mai fatta una e senza sapere veramente in che cosa consista. Ripetizione? No, obbligo di parlarne e soprattutto di provare a farne. (Parliamone. Educazione arte e altro, p.18)

La ricerca che richiede tempo e delimitazione critica dei problemi è poco presente anche perché gli insegnanti non ne hanno una pratica approfondita. Una buona parte di responsabilità va attribuita alla libertà didattica che in realtà non riesce a nascondere la scarsa preparazione degli insegnanti. La libertà esprime un particolare stile formativo solo se esercitata all’interno di una competenza aperta alla collaborazione. (Un sistema educativo ramificato, p. 42)

Chi fa ricerca progredisce nella formazione perché si muove tra problemi nuovi. (Un sistema educativo ramificato, p. 49)

La forza dei problemi, la concretezza delle generalizzazioni, l’ampiezza e la varietà dei collegamenti nascono e si sviluppano in funzione del rinnovamento del sistema formativo. (1, p. 17)

Una considerazione amara e necessità di un impegno del Centro e delle comunità regionali e locali.

Non c’è interesse ad accordare e a verificare la realizzazione di interventi sparsi. La concezione di un sistema formativo ramificato non è diffusa neppure tra i pedagogisti universitari che in maggioranza non conducono ricerche sullo stato del servizio e non sono nelle condizioni di proporre mutamenti.

La “pedagogia pedagogica” che non sente il bisogno di scendere sul campo e collegarsi ad altri settori culturali, questa pedagogia è noiosa e dannosa. La complessità del sistema richiede non solo manutenzione e revisioni ma creazione di nuovi ed essenziali mutamenti strutturali emersi da sperimentare nelle varie realizzazioni formative. (Un sistema educativo ramificato, p. 17)

La nuova pedagogia va cercata nelle realizzazioni del sistema formativo non meno che nella politica che dovrebbe occuparsene. Il riferimento per valutare se esiste una nuova pedagogia non ignora singoli pedagogisti ma deve riguardare soprattutto l’esistenza o no di una diffusa attività realizzatrice, una sensibilità impegnativa del governo e della comunità per la funzione formativa. (Un sistema educativo ramificato, p. 22)

 

De Bartolomeis critica le modalità di realizzazione nella scuola della riforma Bassanini che rischia di vedere dei dirigenti, che dovrebbero interessarsi di attività educative e delle condizioni che le favoriscono, carenti di visione pedagogica.

Una organizzazione con dirigenti senza funzioni educative e reclutati senza tenere conto della provenienza professionale è una offesa al sistema formativo e anche alle scuole comprensive e a insegnanti e allievi che vi lavorano. Un danno non da poco, si distrugge la scuola come comunità. (Un sistema educativo ramificato, p. 23)

La programmazione è necessaria per non procedere a vista, ma avere degli obiettivi e apprestare gli strumenti per raggiungerli; richiede professionalità favorita dalla politica scolastica. È una situazione molto limitata e non arriva a migliorare il sistema. Per una programmazione efficace ci vorrebbero lunghe riunioni degli insegnanti non solo per scegliere gli argomenti ma anche per discutere sui procedimenti per farne oggetto di studio che non può non incontrare la ricerca. Sarebbe un aggiornamento molto concreto in vista della realizzazione. Ma di solito le cose non vanno così. Le riunioni ci sono ma hanno carattere prevalentemente formale senza un coordinatore pedagogico; anche se il manager è presente, ma più frequentemente è occupato a firmare carte o in altri compiti estranei all’educazione. Ogni scuola, senza disconoscere la libertà dei singoli insegnanti, dovrebbe distinguersi per alcune caratteristiche educative, costruite anche con la partecipazione collaborativa delle famiglie. (Un sistema educativo ramificato, p. 41)

 

Le Amministrazioni locali come garanti della quantità e qualità di servizi educativi e della scuola necessariamente a tempo pieno

Se in Italia è rintracciabile un filone aureo della nuova pedagogia lo si deve all’incontro e allo scambio tra pedagogia accademica e il territorio nelle sue esperienze migliori. Il pericolo è che l’università si chiuda sempre più al suo interno e le Amministrazioni locali non si sentano coinvolte nell’educazione delle nuove generazioni. De Bartolomeis sottolinea l’importanza di nuove tipologie edilizie che prevedano il tempo pieno per agevolare la vita di comunità e per creare le condizioni più favorevoli per gli apprendimenti.

Francesco ha collaborato generosamente, sobbarcandosi anche a lunghi viaggi in treno, con numerosi Enti locali, anche medio-piccoli, per progetti di qualificazione scolastica; sovente ritorna nei suoi scritti a queste esperienze produttive anche di lunga durata come possibilità e speranza di innovazione[1].

Nell’utilizzare i più vari fatti e campi di studi, oltre alle scienze e alle abilità operative, la pedagogia ha sue forze per un lavoro necessario che comporta responsabilità non solo verso persone singole.

Gli interessi della comunità, se il volontariato e la gestione di singole scuole trovano appoggio nelle iniziative di / amministrazioni locali, ricevono una operativa attenzione anche se la politica governativa è quasi del tutto assente. (Parliamone. Educazione arte e altro, pp. 12-13)

Una efficiente amministrazione [centrale, periferica e delle singole autonomie scolastiche] è una componente importante. L’edilizia, a parte la sicurezza, superato il modello della reclusione in classi separate, deve avere laboratori, strumenti digitali da collegare a ricerche, spazi per il lavoro di gruppo e adatti alla mobilità per utilizzare spazi esterni della scuola per particolari attività. Un organismo fisico in cui l’apprendere è esperienza di vita. (Un sistema educativo ramificato, p. 15)

De Bartolomeis ritorna spesso sulla necessità di avere tempi distesi, necessari per apprendimenti. Il tempo pieno come condizione necessaria per la produttività in senso formativo del sistema scolastico e per rapporti continuativi tra la singola autonomia scolastica e il contesto sociale, culturale, produttivo locale.

Non è ancora entrata nella cultura che l’estensione temporale (il tempo pieno) è una necessità basilare per l’apprendimento. (Pensieri su cui pensare, p. 23)

Da qualche governo passato s’è arrivato a dire che il tempo pieno va realizzato dove ci sono le condizioni. Diventa opzionale l’apprendere. Il tempo pieno (estensione temporale legata a espansione spaziale) è necessità strutturale dell’apprendimento e configura in forma semplice o complessa una situazione di laboratorio contro la routine didattica, innaturale, che sperpera risorse umane. (Pensieri su cui pensare, p. 46)

 

 

Non avrei voluto mai più parlarne

Chi vuole mantenere i rapporti con la situazione deve ripe¬tersi con grande noia. Vorrei non parlare mai più di tempo pieno come condizione dell’apprendimento. Ma se un ministro dice che il tempo pieno va realizzato dove ci sono le condizioni, è come dicesse in assenza di queste è normale andare a scuola senza imparare. È tanto difficile capire che per fare una cosa bisogna darle tutto il tempo che richiede? È una norma elementare per chi è in cucina.

Il tempo pieno è il tempo necessario per apprendere. Per Rousseau nella formazione è importante perdere tempo per dare tutto il tempo per rispettare la maturazione e le esigenze delle cose da fare. Inoltre senza l’estensione agli spazi esterni per ricerche sul campo manca Il vivo rapporto con le realtà culturali e produttive. Museo, castelli, chiese, palazzi vanno animati da curiosità, da interessi, da conoscenze storiche. L’uso di strumenti digitali apre a nuove conoscenze, ma non può sostituire i rapporti con le realtà esterne. (Percorsi educativi nello spazio e nel tempo, p. 17)

 

Ci vuole tempo

Per l’attuazione della programmazione si richiede il tempo pieno, che dovrebbe essere obbligatorio, mentre per il Ministero va attuato dove ci sono le condizioni. Come dire: si comprende, ci si educa dove ci sono le condizioni. Sembra ragionevole l’esistenza di un grande numero di scuole autorizzate a ignorare l’apprendimento. Una sorta di fabbrica con gli operai che non producono. (Un sistema educativo ramificato, p. 41)

 

Il tempo di scuola che è tempo di vita

La formazione è il succedersi delle esperienze culturali e sociali in strutture in cui si cresce, si opera, si conosce, si apprende in condizioni privilegiate se la guida è affidata a insegnanti competenti nella metodologia e nelle materie disciplinari. Per un tempo che, se si percorre tutto il sistema, occupa quasi 20 anni. Si inizia da bambini e si arriva a essere giovani con il problema di entrare nel mondo del lavoro.

Anni di studio ma di tante altre cose: sensibilità per i valori, amicizie, amori, mutamenti dei rapporti con i genitori, ma anche delusioni, esperienze dolorose. Chiudere la larga parte di questo periodo nella routine dell’istruzione è una grave colpa. (Un sistema educativo ramificato, p. 55)

 

Da queste citazioni dei suoi ultimi scritti i messaggi di Francesco De Bartolomeis sono ben centrati, accorati, lontani da ogni edulcorazione, dato che la complessità è insita nella vita, quindi anche nell’educazione, e si può affrontare superando la didattica tradizionale a beneficio del “metodo produttivo”, fondato sulla collaborazione e sulla ricerca di bambini, ragazzi e adulti insieme. Solo così si potranno garantire istituzioni formative inclusive e caratterizzate dal piacere di apprendere.

Quindi ripetiamo che:

Se nell’apprendimento e nei rapporti c’è vita non si avvertono sforzi. C’è una pienezza di energie che accomuna insegnanti e allievi in una sensazione di piacere. (Un sistema educativo ramificato, p. 36)

L’apprendimento può essere piacere in gruppo e scoprire che si hanno insospettate / energie intellettuali. Avventurarsi in un mondo sconosciuto, fare scoperte sulle proprie capacità, vedere le cose secondo leggi, regolarità, opposizioni. Le cose del mondo esterno acquistano nuovi significati, si apprendono le ragioni dei fenomeni, si scoprono tanti modi di stare insieme nel variare delle attività e dei rapporti. (Un sistema educativo ramificato, pp. 55-56)

[1] Vedi Francesco De Bartolomeis, Il colore dei pensieri e dei sentimenti, Firenze, La Nuova Italia, 1990; Lavorare per progetti, La Nuova Italia, Firenze, 1989; La scuola nel nuovo sistema formativo, Bergamo, Edizioni Junior, 1998…

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