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Esperienze in natura nella scuola dell’infanzia

Teresa Garaffo

Insegnante e formatrice


“Noi siamo come un albero, stiamo con i piedi per terra”

 

A cominciare dalla fine

La fine è una mostra a cielo aperto organizzata nell’ultimo periodo dell’anno scolastico da maestre e bambini per far conoscere il percorso portato avanti da due sezioni di scuola dell’infanzia che dall’inizio dell’anno scorso hanno iniziato una sperimentazione in natura. È domandarsi cosa ha significato questo per la crescita dei bambini e come sono cambiate anche le maestre in questa avventura che ha visto trasformarsi un giardino selvatico in uno spazio di gioco, relazioni, osservazioni, scoperte: lo spazio della vita, il luogo della crescita. La fine è anche riflettere sulle domande che via via sono emerse, sulle difficoltà, i percorsi, gli spunti per andare avanti, il dialogo con i genitori che non può mancare mai, il confronto fra il dentro e il fuori, osservare i bambini che si “guardano” e i genitori che li ascoltano mentre spiegano come abbiamo lavorato, attraverso i prodotti messi in mostra in una bella giornata di sole di metà giugno, all’ombra del nostro grande albero. La fine in realtà è l’inizio. Di un nuovo anno e di altre esperienze con la ricchezza di quello che abbiamo imparato fin qui e tante curiosità da sperimentare ancora con il desiderio di stare bene insieme.

 

Il contesto

Due sezioni di scuola dell’infanzia, circa cinquanta bambini, in un plesso dell’Istituto comprensivo Italo Calvino di Catania che ospita anche la scuola primaria, con alcune classi che qualche anno fa hanno iniziato un percorso di scuola in natura. La scuola aderisce alla rete nazionale Scuole all’aperto, è attenta alle tematiche ambientali.

Cinque maestre che hanno deciso di sperimentare, con percorsi formativi diversi che hanno dato ricchezza alle idee e sostenuto il confronto anche in periodo di pandemia.

Un giardino incolto, non grandissimo ma ricco di opportunità e angoli da utilizzare: un albero al centro, una casetta in legno che è diventata il museo naturale, l’orto che si è aggiunto nel corso dell’anno, insieme a due alberi di ulivi, uno di limone e uno di mandarini, il posto per le piante e i fiori stagionali. Poi la natura e i suoi cambiamenti.

Il punto di partenza è stato riconoscersi come team di docenti in cerca di altre direzioni per sostenere la crescita dei bambini in un mondo che a volte si dimentica della loro esistenza. Abbiamo sposato l’idea di una didattica all’aperto sfruttando lo spazio all’esterno che la scuola ci offre, e speriamo in futuro di utilizzare con i nostri alunni altri spazi fuori, nel territorio ricco di natura e storia che ci circonda. Lavoriamo bene insieme, e amiamo confrontarci: ognuna con le sue caratteristiche e competenze, stiamo imparando a conoscerci e ad apprezzarci, a imparare l’una dall’altra. Il progetto prevede uno scambio costante con le famiglie dei bambini e l’utilizzo di metodologie comuni, come ad esempio sostenere i bambini nello sviluppo di capacità di riflessione e osservazione in tutte quelle occasioni in cui bambini e genitori si trovano in ambienti naturali fuori dalla scuola o in spazi del territorio come piazze, biblioteche, musei.

 

Il nostro albero, due storie

Al centro del giardino c’è il nostro albero. Ha un tronco grande e accogliente, con scanalature evidenti che sembrano essere occhi e bocca, una corteccia compatta e dalla superficie leggermente ruvida, rami forti per appendersi, la chioma che si estende in larghezza e che ci protegge in tutte le stagioni dal sole o dalla pioggia. In autunno produce piccole bacche arancioni e in tarda primavera estate si ricopre di fiori piccoli e bianchi che emanano un intenso profumo. Poiché mantiene a lungo la sua bella fioritura, mentre stiamo sotto la chioma a lavorare, i fiori bianchi cadono sui tavoli e su di noi e trasformano il terreno circostante in un prato bianco e odoroso. Uno dei quattro nuclei tematici di lavoro previsti durante l’anno si chiama proprio “intorno all’albero” e prevede lo svolgimento di varie attività di osservazione, riflessione, racconto di storie, esperimenti, scambio di idee, espressioni personali e collettive, semplice ozio. Anche quando siamo lontani dall’albero, in un’altra parte del giardino, di tanto in tanto i bambini corrono ad abbracciarlo e poi ritornano a quello che stavano facendo.

 

 

La prima storia è questa. All’inizio di quest’anno scolastico, durante un percorso di autoformazione organizzato dalla mia scuola, avevo il compito di raccontare alle colleghe l’esperienza in natura condotta nel mio plesso. Per prima cosa ho descritto il giardino e la sua trasformazione avvenuta nel corso di un anno e mezzo e narrato dell’albero proprio al centro, il nostro centro, che “stava là come se stesse aspettando l’arrivo di bambini e maestre”. Alcune colleghe, che erano state a lavorare nelle nostre stesse aule negli anni precedenti, e che adesso insegnano in altri plessi dello stesso istituto, si sono molto sorprese di questa descrizione. Una di loro ha esclamato: “noi non ci siamo mai accorte dell’albero!”. Riuscire a vedere i luoghi in cui abitiamo e progettiamo, allargare lo sguardo in profondità, percepire con tutti i sensi lo spazio che ci sta attorno. Occorre lavorare molto in questa direzione che non è spontanea, ma necessita di essere curata e approfondita nella formazione di insegnanti ed educatori. Non basta che dal Ministero in tempo di pandemia provengano indicazioni sull’utilità di fare scuola all’aperto. A parte l’estetica brutta di certe nostre scuole occorre anche lavorare su metodi, progetti, sensibilità, connessioni: «tra alberi e alberi, tra alberi e acqua, o aria, o fuoco. Tra alberi e uomini. E anche tra uomini e uomini. […] siamo completamente e costantemente immersi negli ecosistemi che ci danno la vita. Siamo in relazione con ogni loro elemento» (Vacchiano, 2019, p. 10). Solo che lo abbiamo dimenticato.

 

La seconda storia racconta di come i bambini stiano imparando ad aver cura dello spazio della scuola. In tempi di pandemia utilizzare il giardino contemporaneamente non è possibile, occorre fissare orari diversi per le due sezioni. Usciamo tutti i giorni, ma ci alterniamo utilizzando gli stessi spazi in parti diverse dalla giornata. Un giorno siamo usciti in tarda mattinata e ci siamo accorti, per primi i bambini, che i compagni dell’altra sezione avevano giocato con i gessetti e avevano riempito di segni sia le pareti della casetta in legno che il tronco dell’albero. Ne è nata una profonda discussione, piuttosto appassionata, sul fatto che non era giusto usare gessetti sulle pareti del nostro museo naturale e soprattutto sull’albero. Si è deciso di scrivere una lettera ai bambini dell’altra sezione comunicando le nostre idee. La fine della storia è che i destinatari della lettera, dopo averla letta, sono tornati in giardino a lavare la casetta e il tronco. Ma quello che a noi piace è soprattutto il percorso: di discussione e comunicazione, di pensiero, di azioni collettive, di possibile cambiamento.

 

Tra dentro e fuori, l’esempio della scutigera

Quando l’anno scorso abbiamo iniziato la sperimentazione in natura il primo nodo da affrontare è stato gestire la progettazione della scuola dell’infanzia del nostro istituto. Organizzata per unità di apprendimento sequenziali, sebbene attenta alla trasversalità, non ci aiutava a metterci dentro tutte le domande dei bambini e le idee costruite insieme man mano. Quest’anno, ricche dell’esperienza passata, abbiamo deciso di lavorare attorno a quattro nuclei tematici dentro i quali stiamo provando a dare un senso alle esperienze di ricerca ed esplorazione nell’ambiente e a tutte le dimensioni coinvolte: percettivo-sensoriale, sociale ed etica, ambientale ed ecosistemica, e anche tecnologica. Nelle Linee Guida per l’implementazione della idea Outdoor Education, recentemente pubblicate da Indire, nello schema riportato in tabella 1, sono descritte le dimensioni fondamentali perché un percorso didattico possa essere definito come OE. In particolare è dato rilievo ai seguenti punti: lo spazio esterno della scuola, considerato ambiente di apprendimento privilegiato, deve essere in connessione e continuità con lo spazio interno; le attività si basano su esperienza diretta e metodologie laboratoriali, prevedono il coinvolgimento attivo, l’interazione costante tra i saperi, l’uso di tutti sensi e tutti i linguaggi; le relazioni interpersonali e quelle con l’ambiente favoriscono la consapevolezza delle interrelazioni tra uomo e natura, stimolano il rispetto e la cura per l’ambiente naturale, promuovono percorsi e contesti di azioni di cura e cittadinanza attiva.

Dall’anno scorso a oggi i bambini hanno fortemente migliorato la loro capacità di osservare. Sanno guardare con occhi curiosi e scientifici com’è fatto un animale, dove ha gli occhi, quante zampe ha, perché ha certi comportamenti; sanno tenere in mano la lente di ingrandimento a lungo e con pazienza fino al punto di soddisfare le loro domande; provano a disegnarlo liberamente senza bisogno di schede prestampate; sono in grado di capire se quello che stiamo facendo per le piante che piantiamo in giardino le aiuta a crescere o le danneggia; leggono con maestria il cambiamento stagionale del nostro albero e si accorgono di qualsiasi cosa animale o vegetale appaia sul tronco o vicino all’albero. L’azione dell’osservare (non solo la natura, ma anche come ci muoviamo in tutto lo spazio della scuola, e come utilizziamo il linguaggio per parlare e relazionarci in questo movimento) ci sostiene nella ricerca di tempi più lunghi e distesi, ci fa rallentare il gesto e il respiro. Abbiamo in corso tutto un lavoro dedicato al respiro che svolgiamo ogni mattina dentro la sezione ed è in strettissima connessione con il percorso che realizziamo fuori. E in ogni caso, la natura ci raggiunge dentro. Una mattina i bambini si sono accorti di un insetto lungo e con tante zampe che camminava sul pavimento dell’aula. Siamo riusciti a metterlo dentro uno scatolo trasparente per osservarlo; poi abbiamo cercato su Internet e abbiamo scoperto che il suo nome era lunghissimo (ben quattro sillabe e quattro battiti di mano nei giochi metafonologici) e molto suggestivo: avevamo trovato una scutigera. Incontri come questo possono orientare le nostre attività per giorni; seguendo gli interessi dei bambini ogni piccolo tassello rientra in un disegno generale che non è casuale; per questo la progettazione per nuclei tematici ci aiuta a trovare un senso del cammino. In questo caso abbiamo messo in moto molte abilità e conoscenze: osservare un animale, scoprirne il nome e pronunciarlo correttamente, capire a quale famiglia appartiene, paragonarlo ad altri. Ci aiuta avere in classe un computer a cui possiamo porre tante domande, una lavagna interattiva per guardare tutti insieme, dei libri su cui fare ricerche, da quelli scientifici agli albi illustrati.

Alla fine la scutigera è stata liberata dalla scatola trasparente e portata sana e salva nel nostro giardino.

 

 

 

 

Apprendimento, valutazione e dintorni

I bambini sono naturalmente curiosi, ma spetta agli adulti promuovere e sostenere la curiosità, tenere le fila di questo viaggio di scoperta in cui essi «mostrano un impegno cognitivo, emotivo e sociale che mobilita corpo e mente e si evidenzia nell’osservazione, nell’azione e nella riflessione, si accompagna a modalità espressive diverse, di piacere e gioia, disappunto e sconcerto, si esercita nell’esplorazione, nel gioco, nella interazione e nella comunicazione con gli altri» (Linee pedagogiche per il sistema integrato “zerosei”, p. 19). I nuclei tematici che abbiamo scelto per dare senso a questo percorso servono a darci un’idea del cammino. Oltre a quello sull’albero, ne stiamo percorrendo altri tre: in primo luogo la costruzione del nostro museo naturale, la coltivazione dell’orto e la cura del giardino; poi le esperienze scientifiche; infine il legame fortissimo tra arte, scienza, letteratura e natura.

Le interazioni tra bambini che osserviamo ogni giorno ci dicono quanto essi siano abili costruttori sociali, e che le relazioni fra pari costituiscono un luogo privilegiato di acquisizione di conoscenze sociali e di competenze socio-affettive, di esercizio costante di dialogo e cooperazione. Stare all’aperto ci aiuta ad aver cura, progettare insieme, esprimere il proprio punto di vista e accogliere quello dell’altro, utilizzare tutto il corpo per vivere le esperienze.

Documentiamo con costanza per noi, per i bambini, per i genitori. Continuiamo a usare la nostra classroom digitale attraverso la quale condividiamo una parte della documentazione con i genitori. Così come abbiamo messo in discussione il modello progettuale per unità di apprendimento, ci poniamo molte domande sulle forme e gli strumenti della valutazione. Non ci servono griglie di rilevazione degli apprendimenti; abbiamo bisogno, senza rinunciare alla sistematicità, di leggere le tracce lasciate dai bambini, le strategie, gli stili personali di apprendimento, le attitudini, gli atteggiamenti e le motivazioni. Stiamo lavorando all’elaborazione di strumenti più narrativi, ma sentiamo l’esigenza di momenti di formazione su questo tema.

Due note, dolenti, per finire. La prima è sul rapporto di continui-
tà tra scuola dell’infanzia e primaria. Ci piacerebbe che questo lavoro fosse accolto e valorizzato, un confronto tra metodologie e stili educativi tra i diversi ordini di scuola che hanno lo stesso obiettivo, e cioè la crescita e il benessere dei nostri bambini. Abbiamo molta strada da fare in questa direzione anche se tante esperienze ci raccontano di come sia proficuo pensare all’Outdoor Education come un percorso senza interruzioni dalla nascita in avanti. Per quanto riguarda invece il rapporto con gli asili nido nell’ottica del sistema integrato 0/6 ci servono i coordinamenti pedagogico territoriali, la formazione in servizio di tutto il personale, la nascita dei Poli per l’infanzia. Altrimenti ogni scuola si muove in una direzione diversa, più o meno buona, diversificando la proposta educativa senza un’idea collettiva di qualità diffusa nel territorio. La seconda nota riguarda il luogo in cui vivo, una città dal sud in cui è difficile lavorare su patti di comunità perché la scuola rimane ancora l’unico punto di riferimento per genitori e bambini. Ci vogliono parchi, biblioteche, musei, città ben pensate e costruite, per costruire curricoli che avvicinino i bambini alle prime esperienze di cittadinanza, che aiutino tutta la comunità a pensare un futuro diverso su questa terra.

1 commento su “Esperienze in natura nella scuola dell’infanzia”

  1. Brave!
    Ho letto con interesse il vostro progetto e ho colto il vostro entusiasmo e la vostra competenza.
    Sono una docente di scuola dell’infanzia e lavoro in una scuola all’ aperto, nel Veneto, a Vicenza
    Grazie! Vi sento vicine anche se ci sono tanti km tra le nostre scuole.

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