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Dei dinosauri e di altre divagazioni

Ferruccio Cremaschi

Direttore responsabile Zeroseiup


Hanno suscitato attenzione e interventi in diverse sedi, le affermazioni del Ministro Valditara sullo studio dei dinosauri da parte dei bambini della scuola primaria. Non è nostra intenzione discutere dell’importanza o meno che i dinosauri compaiano nei programmi scolastici con maggiore o minore attenzione. Di certo appartengono a una dimensione che suscita curiosità e interesse anche nei piccolissimi che ci giocano con piacere e che si divertono. Ma certamente l’intenzione del Ministro non era dare l’ostracismo a questi simpatici animali, coglieva, a nostro parere, un aspetto del problema: l’eccessiva preminenza dei contenuti nel nostro sistema educativo. Poche sono state le voci che hanno raccolto la sfida: non per o contro i dinosauri, ma perché e come li presentiamo ai bambini e ci lavoriamo sopra.

Forse il problema vero sta proprio nel come intendiamo l’educare: se è ancora riempire di contenuti o se l’essenziale stia nel lavorare sui processi, sul promuovere le capacità di osservazione, di organizzazione, di collegare le informazioni. Se vogliamo saperne di più sui dinosauri (e su tante, tantissime altre cosa) ai giorni nostri le fonti di informazione sono semplici, facili da consultare, probabilmente fin eccessive. Ma sappiamo dare la capacità di dubitare della correttezza delle informazioni, di vagliare, confrontare, scegliere…

O siamo ancora all’idea del bambino da riempire di informazioni (che forse non utilizzerà mai) con il rischio di formare persone senza spirito critico, senza capacità di scegliere e valutare?

Restando sempre al nostro Ministro, un’altra recente esternazione è stata contro l’eccessiva presenza dei telefonini e comunque dei supporti digitali, rivendicando ed auspicando un ritorno alla lettura (e fin qui ci può trovare d’accordo). Ma poi si è aggiunto un piccolo scivolone: il ritorno auspicato è al libro di testo. E qui si apre lo spazio di riflessione e di discussione. La polemica sul libro di testo (che per la scuola dei piccoli, può leggersi anche nei termini delle schede didattiche) resta aperte e attuale (forse fresa più acuta dalla riduzione del numero degli editori e dalla concentrazione dell’offerta. Non è il libro di testo in sé a essere un male. Anche in questo caso il problema è come viene usato: troppo spesso in modo acritico, presentandolo come la fonte di ogni sapere e di ogni verità. Ma tutti sappiamo che questo non è vero in assoluto, che anche in questo caso deve essere applicata la capacità di discernere, di andare oltre. Il libro di testo può essere un’utile traccia, ma è comunque un prodotto standard che non può tener conto delle infinite variabili che offrono i diversi bambini, ognuno nella sua specificità. È il grande ruolo e la grande responsabilità dell’insegnante: cogliere l’individualità preziosa del singolo alunno, far leva sulle sue potenzialità, rispettare le sue caratteristiche di apprendimento.

Tante parole, tante divagazioni per arrivare ad un semplice considerazione: dove sta l’autenticità dell’educazione? In un mondo in cui non sono più le informazioni a mancare, quale è il ruolo dell’educatore? Quali sono le competenze di cui hanno bisogno oggi le nuove generazioni? E come possiamo oggi stare al passo con uno sviluppo di cui non possiamo conoscere gli esiti?

Dietro l’angolo ci aspetta l’applicazione diffusa dell’I.A. I bambini che incontriamo oggi, vivranno in quella dimensione. Noi siamo già una generazione di dinosauri. Che cosa ci chiede il futuro?

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