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Da Voltron alle “Patate in poltrona” – novembre 1986

Loris Malaguzzi

Pedagogista


Pubblicato in “bambini”, Edizioni Scolastiche Walk Over, Bergamo – pp. 11-13

A Maria Teresa (5 anni e 7 mesi) e a Michele (5 anni e 6 mesi) avevamo richiesto di raccontare insieme le storie e i personaggi che avevano conosciuto attraverso la TV. Adesso leggiamo cosa hanno raccontato, e credo che occorra fare buona attenzione alla formidabile forza di pressione comunicativa della TV e alla straordinaria assorbenza dei bambini. In realtà ciò che ne esce è un quadro diffuso, una nomenclatura antologica di nomi, immagini, idee, sentimenti, storie che convivono con moltissimi bambini dei nostri giorni. Una specie di cultura sommersa che in genere né i genitori, né gli insegnanti conoscono e che pare – visto lo scarso interesse attorno – destinata a vivere clandestinamente o a emergere, spesso senza ascolto da parte degli adulti, nei conversari privati dei bambini.

Si veda l’elenco scritto dei nomi degli eroi televisivi fatto da un bambino di poco più di 6 anni: il tutto nello spazio di 4 minuti.

E infine si guardino i disegni degli eroi fatti dai bambini, con segni sicuri di biro, senza incertezze e cancellazioni, con un utilizzo di schemi rappresentativi – certo mutuati. di eccezionale potenza e rigidità se gli eroi sono maschi, di evocazione turgide di sensualità e di modellature adulte se gli eroi sono femmine.

Si tratta di alcuni documenti raccolti nel corso di un’indagine appena avviata dalle scuole dell’infanzia ‘Diana”‘ e “Neruda” di Reggio Emilia, tesa a rilevare gli effetti che la TV ha sui bambini. In particolare, sul lessico, sull’organizzazione verbale, sui consumi quotidiani che i bambini ne fanno. Un’indagine parallela cerca di capire quanto e cosa dei messaggi pubblicitari – sempre più frequenti in TV – venga raccolto e riutilizzato dai bambini: e cosa accade tra i bambini una volta che gli insegnanti auspichino e legittimino l’ingresso a scuola degli eroi di plastica (Voltron, Barbie, ecc.) di cui esiste un mercato fiorentissimo largamente presente nelle scelte d’acquisto di giocattoli da parte delle famiglie.

Le prime risultanze delle indagini confermano una volta di più un dato risaputo, cioè che i bambini stanno molto tempo davanti alla TV; e un dato, ci pare, meno risaputo, cioè che le quote di contenuto strappate alla TV sono molto alte e congrue e quasi sempre riposte in una specie di “container” privato di cui si sa ancor meno: dove e come, quando e quanto i materiali defluiscono o tornano in circolo, interloquendo con i sentimenti, le emozioni, le intelligenze, il linguaggio e gli altri linguaggi non verbali, le immaginazioni e le fantasie; quanto contino per i comportamenti e la formazione degli interessi, dei pensieri, dei desideri, per le attività di gioco, per la socializzazione, per i fantasmi e gli scenari intimi e pubblici.

È questa, una direzione in cui avviare ricerche e riflessioni. Intanto pare si possa dire che il presumibile lungo tirocinio di ascolto della TV consente ai bambini di 5/6 anni di acquisire un’ottima padronanza assimilitativa delle tecniche e dei messaggi della TV e una fortissima capacità di memorizzazione. Una memorizzazione che sbalordisce perché deve ritenere nomi difficili, astrusi e stranieri con una pronuncia che non corrisponde alla scrittura.

Così deve essere annotata l’abilità con cui i bambini sanno appropriarsi delle trame delle storie superando quella presupposta distinzione, a livello percettivo, dei processi paralleli (informazioni multiple e frammentarie) e di quelli seriali (un’informazione alla volta) e idem dei caratteri e dei ruoli dei personaggi, leggendone i significati simbolici, se rappresentativi del Bene e del Male, e così via.

L’intrusione nei linguaggi verbali infantili di emboli frasali, di frasi fatte, di tonalità di voce mutuati dalla TV appaiono molto frequenti. La cosa che può sorprendere è vedere con quanta disinvoltura i bambini ne fanno uso includendoli in contesti discorsivi i più diversi.

I primi risultati dell’indagine sembrano ampiamente confermare la decisiva influenza che il movimento delle immagini TV ha sui processi di comprensione e di elaborazione. Tanto che si potrebbero aprire nuove ipotesi circa le modalità di apprendimento e di partecipazione dei bambini anche in situazioni difformi e circa il ricorso a metodologie cognitive più complesse e interrelate: e a guardare con più sospetto alla staticità, allo stato di quiete, all’isolamento delle cose e delle situazioni di fronte ai desideri dei bambini di dinamizzare progetti e processi di informazione e conoscenza.

Indirettamente – concludendo – il problema generale solleva molte questioni sugli aspetti presunti, negativi e positivi, dell’ascolto TV, sulle possibili passività ingiunte ai piccoli utenti ma anche sulla mole di informazioni che dispensa e sulle cariche energetiche intellettuali e immaginative che suscita. E sulla circolarità delle interdipendenze che debbono essere aiutate dall’intervento degli adulti e inserite nelle programmazioni didattiche. E infine sulle turbative procurate dagli eccessi dei giudizi moralistici e dalle ingiuste restrizioni di responsabilità alle sole famiglie e alla sola scuola.

Da questo punto di vista hanno ragione i gruppi televisionari californiani del Couch Potatoes (“patate in poltrona”) quando, seppur estremizzando, difendono la TV dalle invadenze di troppi intellettuali pedanti; pessimisti, eticomani.

E tuttavia il fenomeno non è liquidabile tra catastrofisti ed integrati. Complesso, ambivalente, strapieno di suggestioni problematiche, contraddittorio, esso trascina con sé complicità, inerzie, sottovalutazioni e interpretazioni di parte. Possiamo dire che il tema porta con sé culture esplicite e sommerse che stanno producendo spinte per bambini diversi e quindi per educazioni diverse. Ma il ritardo e la pigrizia della ricerca, della pedagogia familiare e di quella scolastica, sono fatti certi e purtroppo indiscutibili.

 

L’articolo è corredato di foto che riprendono situazioni di gioco dei bambini con Voltron: una situazione evocata e base di osservazioni mirate. I disegni di eroi televisivi eseguiti dai bambini presentano una caratterizzazione così forte, e adottano schemi e tratti grafici così diversi dal consueto da rappresentare un perentorio invito ad estendere la riflessione critica intorno all’influenza della TV sulle produzioni iconiche dei bambini.

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