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C’è (più di) un pericolo nei social network

Gabriele Lugaro

Negli scorsi articoli abbiamo avuto modo di esporre le ricerche e i progetti che CED - Centro per l’Educazione Digitale ha sviluppato e sta realizzando in vari contesti educativi focalizzando parte del nostro lavoro sulla necessità di portare i temi dell’educazione digitale in tutto il sistema educativo 06. L’urgenza di coinvolgere tutti gli attori e le attrici del sistema, docenti, famiglie, ASL, amministrazioni pubbliche, è la conseguenza di quella che possiamo definire una delle sfide più importanti della contemporaneità: L’Educazione Digitale. Dopo aver affrontato questo tema concentrandoci sullo 06, allarghiamo il campo di analisi ed esploriamo le scuole superiori e il rapporto di studenti e studentesse con i social network.


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Per un’educazione al digitale

Proseguiamo la rassegna di articoli che CED –Centro Educazione Digitale cura per la rivista di ZeroseiUp entrando nel vivo di uno dei temi che riguardano la diffusione dell’educazione digitale nel sistema educativo 06 (e non solo).
Per farlo ci poniamo alcune domande generatrici: Chi è responsabile dell’educazione al digitale nell’infanzia? Come può esserci una continuità trasversale di questa educazione nei vari ordini di scuola? Come realizzare un’educazione al digitale “in divenire” assieme agli insegnanti? Quali sono le strategie possibili di coinvolgimento delle famiglie? Quale ruolo possono svolgere i Comuni in questa difficile missione educativa?
Cominciamo.

Come usare Cisco Webex

Per gli incontri online di formazione Zeroseiup utilizza la piattaforma Cisco Webex. Ai partecipanti agli incontri viene inviata una mail di invito alla riunione come la seguente:     Nel testo della mail è indicato il link su cui cliccare per accedere alla riunione (oppure cliccare sulla casella partecipa alla

Incontrarsi attraverso i linguaggi digitali dai lead ai linguaggi tecnologici

Diana Penso

La necessità di mantenere un contatto con i bambini e le famiglie nel corso dell’isolamento per il Covid-19 ha portato i servizi e le scuole dell’infanzia a proporre i LEAD; l’ambiente virtuale, non meno dello spazio fisico deve essere pensato e progettato, richiede ascolto, cura e regole di comportamento. L’autrice approfondisce i cambiamenti in corso negli ambienti educativi anche attraverso le iniziative e i documenti ufficiali nazionali ed europei.


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“Le parole comunicano ciò che siamo”

Paola Toni

Le ragioni che rendono di vitale importanza la comunicazione per i servizi educativi non sono di natura superficiale o “commerciale”, attengono bensì alla loro stessa natura di attività educativa. È quindi fondamentale per le istituzioni educative riuscire a rappresentarsi adeguatamente nei confronti degli interlocutori. Il contributo mostra diverse esemplificazioni che aiutano a comprendere quando le esemplificazioni sono efficaci o meno.


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Didattica. Presente!

Ornella Martini nel ripercorrere la storia del Laboratorio di Tecnologie Audiovisive dell’università Roma Tre, sottolinea come l’utilizzo della didattica a distanza nell’emergenza sanitaria di queste settimane debba portare ad un cambiamento nella riflessione su come trasformare l’insegnamento e la lezione in apprendimento ed esperienza: “Il valore aggiunto della didattica, dunque, per me è la ‘presenza’ ma non in senso fisico: la presenza di un docente è cultura e relazione, empatia e innovazione, comprensione e consapevolezza; è capacità di attrarre interessi, di proporre contenuti e attività comprensibili e stimolanti, di alimentare dubbi e curiosità, di sviluppare pensiero critico e problematico”.


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A settembre, priorità assoluta…forse è già emergenza.

Prima scena Sul treno Milano-Ventimiglia, prima classe, poca gente, un venerdì sera di fine maggio. Con voce cantilenante “Mamma…mammaaa… mi vedi? Guarda…..”. Come un mantra un bambino di circa 4 anni tenta di far vedere una pagina di un libro dove forse aveva fatto un disegno. Un po’ in piedi…...


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Non parole ma immagini

Ornella Martini

La semplicità che tendiamo sbrigativamente ad attribuire alle immagini, talvolta in contrapposizione alla parola, è soltanto apparente. Ogni immagine è veicolo di molteplici significati e possibili interpretazioni, può, inoltre, raccontarci il mondo assumendo un alto valore etico oltre che estetico. Ecco che diviene un’urgenza l’educazione all’immagine, della quale Eco poneva già nel 1974 i capisaldi filosofici.


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Che cosa facciamo: Barbie o capelli?

Ornella Martini

Una riflessione che, a partire dalle profonde trasformazioni dei “giochi di oggi” rispetto ai “giochi di ieri”, invita ad un uso consapevole che valorizzi il potere educativo del digitale perché “una linea pedagogico-didattica può dare l’impronta a tutta la scuola e all’educazione nazionale solo se potrà ‘incorporare’ organicamente nella sua prassi, i mezzi e gli strumenti di informazione e di trasmissione che sono tipici della civiltà in cui viviamo. (Ciari, 2012. 178-179)”.