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Benvenuti nella banda dei felicemente malfatti

Ursula Gruner

Formatrice


Nell’ultimo articolo ho esplorato l’argomento della ricerca della propria identità attraverso alcuni albi illustrati. Qui vorrei continuare il focus sullo stesso tema, mettendo al centro i libri di Beatrice Alemagna, alla quale quest’anno a Bologna è stata dedicata una splendida personale con gli schizzi e tavole dei suoi libri e gli oggetti da lei creati, in occasione del Children’s Book Fair 2023.

 

 

La ricerca dell’identità nei libri di Beatrice Alemagna è un argomento ontologico. Il titolo Che cos’è un bambino? è per questo emblematico. È uscito nel 2008, il primo lavoro che lei ha creato specificamente per il mercato italiano. Qui l’autrice ci propone spunti di riflessione assumendo la prospettiva dell’adulto che ha perso il regno dell’infanzia e si inoltra, da osservatore esterno, nel mondo dei bambini e delle bambine. Alemagna non abbellisce, non indora il tempo perduto, ma offre una asciutta riflessione sulla specificità dell’infanzia, un momento di vita segnato dal mutamento e messo a confronto con il mondo degli adulti. I bambini piangono perché un sasso è scivolato nell’acqua, perché lo shampoo pizzica gli occhi, perché hanno sonno, perché fa buio… I grandi invece, amano dormire al buio. Non piangono quasi mai, neppure se lo shampoo entra nel naso, e se capita, piangono piano. 

I bambini e le bambine che Alemagna descrive non sono graziosi, non sono amorevoli, hanno la loro singolarità: Ci sono bambini strani, bassi, tondi, silenziosi. Bambini con gli occhiali, sulla seggiola a rotelle. Bambini con l’apparecchio per i denti che scintilla al sol… allo stesso tempo suscitano stupore, superano l’aspettativa quando l’adulto è capace di porre attenzione alle sfumature. Un bambino ha piccole mani, piccoli piedi e piccole orecchie, ma non per questo ha idee piccole. Le idee dei bambini a volte sono grandissime, divertono i grandi, fanno loro spalancare la bocca e dire: «Ah!»

Questo lungo elenco è metafora delle sfaccettature di ogni personalità, ricca e complessa, ombre e luci distintive dell’umano. Ma sentite bene, voi adulti: i bambini sono persone, ancora piccole, e necessitano di cura e attenzione. Un bambino è una persona piccola. Ora, per addormentarsi, ha bisogno degli occhi gentili.

L’onestà della Alemagna si rispecchia nei suoi disegni, niente è grazioso o delizioso, anzi: moccio, lacrime e dita che fanno ricerche nel naso dominano le pagine, tutto ci arriva con una forza dirompente, un ritratto della realtà, della immediatezza emotiva dell’infanzia. La delicatezza si vede al secondo sguardo, la tenerezza del momento sfuggente come lo ha definito l’autrice stessa: “la preziosità del minuto” perché Tutti i bambini sono persone piccole che un giorno cambieranno. La complessità della identità rappresentata da Alemagna ci fa respirare profondamente e sentire la possibilità di volare liberi, lontano da stereotipi, sfuggendo a ogni facile definizione.

 

 

In Mio amore, si rafforza questo desiderio di fuggire da ogni ingabbiamento. Durante il vagare delprotagonista, Un coso bizzarro, con i peli di un cane e la testa di un maiale lui viene interrogato dai passanti sulla sua identità e nega di essere un gatto, una scimmia, un topo, un leone. Solo alla conclusione di questa ricerca c’è la risposta, quando trova qualcuno che non chiede chi sia, che non ha bisogno di classificarlo: Lo so già! Tu sei mio amore. Alemagna lo ripete continuamente, non senza fronzoli. importa come siamo o cosa siamo, l’importante è che ci sia qualcuno che sa amare e prendersi cura, come anche in “Le cose che passano”. Qui il bambino percepisce la fluidità del tempo dell’infanzia, rappresentato con leggerezza, la carta velina che divide il prima dal dopo: tutto è effimero tranne una cosa importante, l’abbraccio della mamma che non passa mai. Una metafora per le cose essenziali che custodiscono la vita. Una poesia sottile, Ora un breve accenno agli sguardi dei personaggi della Alemagna nei quali si rivela la tenerezza, l’intesa profonda fra adulto e bambino, potente mezzo per riallacciare i rapporti, colmare i vuoti e disegnare punti di partenza per una nuova complicità.

Molto evidente nel Il disastrosissimo disastro di Harold Snipperpot o in Un grande giorno di niente. Il corpo e lo sguardo sono messaggeri del pensiero della Alemagna, un appello alla relazione, alla comunicazione fra la sfera dell’adulto e quella dell’infanzia. Gli sguardi come segni d’alleanza e di comprensione. Alemagna riesce a intrecciare i suoi testi con un’illustrazione anticonformistica, intensa e ricca di dettagli. Usa materiali diversi come per i due libri delle pulcette.

Qui lavora con la tecnica del collage, fatto di lana e stoffa, già in Mio amore lei aveva usato, stoffa, filo e iuta. Nel paese delle pulcette, le immagini sono soprattutto di lana cotta. La protagonista, la pulcetta bianca e grassa invita al proprio compleanno tutte le sue amiche che vivono con lei nel vecchio materasso. All’arrivo degli ospiti la padrona di casa rimane interdetta: Una volta aperta la porta, osserva attentamente le altre pulcette. È sorpresa perché si aspettava che fossero bianche e grasse come lei. Che delusione! Nessuna pulcetta assomiglia a lei, ma dopo una lunga perlustrazione delle varie diversità di ogni pulcetta: quella con le gambe lunge, quella magra, quella tutta colorata, si arriva alla conclusione: Nel paese delle pulcette, come in tutti gli altri paesi del mondo, non si può scegliere: si nasce come si nasce, uno diverso dall’altro.

Alemagna sottolinea il tema dell’identità, della diversità, lo riprende, mette in dubbio i canoni della bellezza e tutela l’individualità e l’imperfezione come un valore imprescindibile.

In I cinque malfatti la carenza, la falla, diventa la moneta di scambio, il punto di forza dei cinque allegri malfatti, un elogio della libertà, della individualità, della non conformità. I malfatti, lei li pone come un antidoto contro l’arrogante e sciocca ricerca della apparenza, contro la corsa alla uniformità perfetta, contro la disumana corsa al successo. Come dice Giovanna Zoboli: L’identità dei Malfatti, costruita sul senso del limite e su una forma irriducibile agli schemi, è sufficientemente aperta, in formazione, curiosa, tribolata e mobile da permettere una vita complessa, ma felice. (Alfabeto Alemagna, a pagina 77). Un libro allegro, profondo e ironico che supera con la sua geniale semplicità le categorie dell’età, un libro per tutti. Qui come negli altri suoi libri la Alemagna conclude: non il successo, né la bell’apparenza ci salvano, ma l’abbraccio, l’affetto, l’amicizia che ci danno la gioia di vivere.

 

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